C’è una serie di incroci alla base dell’arte di Kennedy Yanko come abbiamo modo di percepire alla sua prima personale italiana, alla Galleria Poggiali di Milano fino al 20 novembre.

Un triangolo americano

Nata a St Louis, classe 1988, la Yanko si è formata a San Francisco e vive a New York , più precisamente a Brooklyn. Un percorso, sulla carta geografica degli States, che sembra una pallina da flipper, in un triangolo tra la Louisiana, la California e la Costa Est.

Questo, però, è solo il primo incrocio, il primo crossover. Gli altri scaturiscono dal titolo di questa personale, Because it’s my blood, verso di una canzone di Betty Davis, F.U.N.K.

Attenzione, non Bette Davis, l’attrice, come pure quella di Bette Davis Eyes di Kim Carnes, ma Betty con la y, nata Mabry, seconda moglie di Miles Davis, di cui ha tenuto il cognome anche dopo il divorzio. Betty Davis nei primi anni Settanta incisi tre album, all’epoca di scarso successo ora di culto, per poi ritirarsi.

Because it’s in my blood

“Funk funk y’all funk/Ow help me nigga now help me/I was born with it/I will die with it/Because it’s in my blood”. Sono nata con il funk e morirò con esso perché è nel mio sangue… cantava. Il funk genere di frontiera, incrocio di soul, jazz e rythm and blues.

E qui arriviamo alla Yanko la quale, nelle opere a Milano, incrocia metallo di riuso, rame soprattutto, e lattice dipinto. Otto lavori, alcuni piccoli, altri che occupano una intera parete, in cui i due elementi, metallo e lattice, si fondono e confondono e interrogano il visitatore, lo inquietano.

La definizione è un modo per pacificare il sé

Corpi, il metallo, da cui fuoriesce la materia vitale, l’acrilico, il sangue del titolo, vien da pensare.Ma forse le torsioni di quei “corpi”, di quei concetti spaziali, di quegli esseri viventi, la più grande si chiama Crow cioè corvo, rimandano agli incidenti raccontati in Crash, romanzo di James G. Ballard e film di David Cronenberg.

Un’altra ipotesi è che siano una eco beffarda, distorta, del celebre Torso del Belvedere, di epoca classica. Oppure ancora sono forse come le sculture futuriste di Boccioni, ma stravolte e aggiornate?

E’ la stessa artista ad affermarlo : “La definizione è un modo per pacificare il sé. La gratificazione istantanea ottenuta attraverso un’etichetta, una frase o un termine allevia la necessità di sopportare l’arduo lavoro di guadare i capricci o di passare il tempo con materiale che non è immediatamente percepibile”.

Carlo Faricciotti

Kennedy Yanko

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