Non è proprio un uomo banale Jock McLeish, protagonista di “1982 Janine”. Non tanto per quello che fa, ma per le pulsioni del suo pensiero. Scozzese, divorziato, alcolizzato (ma non ubriacone), conservatore, sovrintendente di sistemi di sicurezza, non misogino ma uno che ammette di preferire i vestiti al cervello delle donne. Ma soprattutto ossessionato dal sesso, meglio se infarcito da perversioni sadomaso. E quanto l’ossessione permei la sua vita ce lo racconta da una camera d’albergo per un’intera notte in cui deve decidere se proseguire o no il suo passaggio terreno. 

Sperimentale e visionario

Dalla penna di Alasdair Gray, scozzese di Glasgow, uno degli artisti più anticonformisti, non solo romanziere, ma anche poeta, sceneggiatore, pittore, drammaturgo, e profondi della contemporaneità, è morto poco meno di un anno fa a 85 anni, “1982 Janine” si colloca tra i romanzi più visionari della storia della letteratura. Un incontro di boxe tra alte fantasie spinte dentro la pornografia e ricordi del passato che lo fanno precipitare nel basso della vita reale, con il flash di interferenze divine che di lui rivelano un’anima più fine e dolente.

Sperimentale pur non estremo come il precedente “Lanark”, l’autobiografia allucinata dello scrittore definita non solo il suo capolavoro, ma addirittura la “Divina Commedia” della Scozia, anche la struttura narrativa di “1982 Janine” contiene un tempo narrativo concepito in modo non lineare. Non è un romanzo in cui il protagonista ci fa conoscere una storia con un inizio e una fine grazie ad anelli temporalmente consequenziali. Il pensiero di Jock procede scegliendo solo uno dei vari indirizzi che la sua storia potrebbe prendere, come se stesse giocando alla playstation in cui la possibilità di infinite decisioni tra loro contrastanti è causa di conseguenze diverse che lo porterebbero in direzioni diversissime. 

Requiem per un vagabondo

Un romanzo che si allarga ai lati piuttosto che procedere in avanti, una sorte di arte nello spazio grazie a cambi improvvisi in cui il pensiero della voce narrante e i dialoghi creano un vortice per sliding doors narrative in cui, ad esempio, l’interpunzione non segue la regola tradizionale della sintassi ma è sottomessa a quella del ritmo interno del racconto, le situazioni già descritte si ripresentano poiché un dettaglio era rimasto nella bocca del protagonista senza trasformarsi in voce. Una pagina può anche servire solo per lasciarci in pratica un’unica parola ripetuta ad infinitum o accoglie segni grafici di vario profilo o ancora si presenta in prima battuta, la Bomba di Gregory Corso docet, per soddisfare il gusto del piacere visivo del lettore. 

Il tutto senza che mai un solo passaggio del racconto risulti incomprensibile. Il flusso dell’esposizione è governato da una scrittura ferma e sapiente, perennemente accesa ma mai deragliante. Non c’è delirio. Se non nella vita di Jock McLeish, attore famelico in uno script che per quanto composto per lo più da visioni di colpi di lombi, mortificazioni carnali, estatici strappi di vestiti, non riesce a celare cornice e tela di un superstite dei suoi tempi, frutto di una memoria intima che non se ne vuole andare.

Corrado Ori Tanzi

Alasdair Gray

Glasgow artist Alasdair Gray photographed in 2014
1982 janine
1982 Janine Safarà
Alasdair Gray
Alasdair Gray
Glasgow artist Alasdair Gray photographed in 2014 1982 janine 1982 Janine Safarà Alasdair Gray Alasdair Gray

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