Il Cattivo Poeta” è Gabriele D’Annunzio. Siamo nel 1936: il Vate è chiuso da anni nel suo splendido ritiro del Vittoriale, a Gardone Riviera. Ormai è un’icona vivente, fastidiosa per il fascismo imperante. “Quel che oggi è grandezza, è prepotenza” proclama D’Annunzio.

Giovanni Comini, Francesco Patanè, il più giovane federale d’Italia, è spedito a Gardone per controllare D’Annunzio, un mimetico Sergio Castellitto. Il regime sa che il poeta è contrario all’allenza con la Germania nazista e teme che D’Annunzio, con la sua influenza, possa mettersi di mezzo anche se solo in maniera simbolica.

Una pedina in un gioco pericoloso

Comini è giovane, imbevuto di fascismo e dannunzianesimo e presto capisce di essere una pedina in un gioco più grande e pericoloso. “D’Annunzio è come un dente marcio: o lo si ricopre d’oro o lo si estirpa” gli aveva detto il suo mentore Achille Starace, Fausto Russo Alesi, affidandogli la missione.

“Un film sull’inverno della vita di un poeta e di una nazione intera, costruito come un thriller di spie, ma basato rigorosamente su fatti storici accertati” dice del suo “Cattivo Poeta” Gianluca Jodice, regista alla sua opera prima, di cui firma nnche la sceneggiatura.

Grandezza è prepotenza

Ricorda il cinema di Marco Bellocchio, il film di Jodice: come in Vincere, lavoro del 2009 di Bellocchio, si scava nel dietro le quinte della storia del Ventennio fascista. In Vincere tutto girava intorno al presunto figlio segreto di Benito Mussolini, qui sulla paternità surrogata. D’Annunzio è stato tra i padri del fascismo, tra le sue levatrici, e ora, nel suo crepuscolo, allaccia uno strano dialogo con Comini. Tra il sorvegliante e il sorvegliato, nei veri scenari barocchi e cimiteriali del Vittoriali, si sviluppa un rapporto quasi perverso, un gorgo che li trascinerà entrambi.

Danza di morte

Il poeta stuzzica l’ammiratore-spione, gli racconta le sue prodezze erotiche, forse vere forse fittizie, mina la sua fiducia nel duce.

“L’età, la malattia e i vizi lo hanno portato a una depressione finale. E il rapporto della giovane spia mandata da Mussolini gli procura l’ultimo sussulto di vitalità e lo spinge a desiderare di contare ancora qualcosa” scrive ancora il neo-regista.

Se Castellitto attinge al suo talento, Jodice e il suo direttore della fotografia Daniele Ciprì immergono il tutto in una luce gelida, dove i colori perdono di potenza fino a diventare quasi bianco e nero. E tutto diventa una festa spettrale, odorosa di morte. Un film originale, inquietante e disturbante, in sala dal 12 novembre.

Carlo Faricciotti

IL CATTIVO POETA
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Un pensiero su ““Il Cattivo Poeta” di Gianluca Jodice”
  1. D’Annunzio mi ha sempre affascinato e ,dopo aver letto questo articolo molto interessante,andrò sicuramente a vedere il film

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