Se c’è una forma d’espressione creativa che, a dispetto della clandestinità in cui cultura ufficiale e mondo accademico continuano a tenere relegata, gode di un pubblico appassionato sempre più numeroso questa è il fumetto. Tra i più alti esempi di tale arte, almeno nel nostro Paese, Zerocalcare incarna una forza catartica capace di rendere il suo alter ego una sorta di sciamano dei nostri giorni e tempi. 

“Scheletri”

Michele Rech è tornato con “Scheletri”, come di consueto pubblicato da Bao Publishing, una storia che pesca nel passato personale dell’autore e, avvalendosi di uno scarto temporale di quasi vent’anni, 2002-2020, lo ridipinge con i codici del noir. Ci sono tutti o quasi i personaggi che i lettori conoscono e amano, Calcare appunto, Lady Cocca, l’Armadillo, Cinghiale, Secco e Sarah più delle new entry, tra i quali spicca l’enigmatica figura di Arloc, taggaro e graffittaro.

La storia

Il bing bang della storia è il ritrovamento di un dito mozzato davanti al portone di casa di Calcare, circostanza vera per il fumettista, anche se il macabro regalino fu rinvenuto avvolto in un fazzoletto sul parabrezza della sua auto, ma per poterlo narrare come si deve è necessario un oplà all’indietro quando l’autore era un giovane virgulto con cresta rossa punk che, facendo credere alla madre di recarsi in Università, s’infilava invece su un vagone della linea B della metropolitana di Roma e per l’intera mattinata faceva avanti e indietro da un capolinea all’altro. Stessa abitudine di Calcare che nei suoi avanti e indietro fa la conoscenza di un ragazzino di sedici anni, Arloc, che piano piano si trasforma in una bizzarra amicizia. 

Il Thriller e gli scheletri

In 280 pagine Zerocalcare dipana il thriller, racconta del suo senso di inadeguatezza giovanile e degli scheletri che ha chiuso a doppia mandata nell’armadio della coscienza, ci sbatte in faccia il sottobosco del crimine romano e descrive una doppia periferia, quella della capitale e la sua più intima. E lo fa con tavole a volte molto forti, un bianco e nero spessissimo con cui non trattiene mano e braccio quando deve descrivere i mostri che generano mostri nell’animo umano. Le pagine sono continuo invito a procedere con la lettura, i dialoghi cavalcano la narrazione serrata ben supportati da spassosi dialoghi del protagonista con se stesso e con l’Armadillo. 

Le problematiche raccontate

C’è tanta carne al fuoco in Scheletri: la precarietà del lavoro, lo squilibrio intellettuale e sentimentale, rimorsi e sensi di colpa come se piovesse, il peso del fallimento personale, se non addirittura generazionale, il senso di amicizie dissestate, l’abisso dell’eroina, il cinismo del crimine e il catalogo prosegue.

La realtà “fotografata” da Zerocalcare

Lettura magnetica, divertente e parecchio amara. Zerocalcare fotografa con gli occhi, registra con lo spirito e poi giù a disegnare tavole e scrivere testi e dialoghi inghiottendo interi supermercati di plumcake. Dalle pagine di “Scheletri” esce una pletora di perduti e sopravvissuti, carbonari della vita che le lancette danno l’impressione solo di saper sfiorare. L’umorismo, a palate, indossa la maschera del sarcasmo e non risparmia nessuno. Calcare in prima fila. Questa è anche Rebibbia. Questa è anche Roma. Questi siamo noi. 

Corrado Ori Tanzi

Fotografie : ©Bao Publishing

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