Si intitola “Caste: The Origins of Our Discontents” il nuovo progetto di Ava DuVernay, 48enne regista e sceneggiatrice americana candidata all’Oscar e ai Golden Globe.

Il film, che sarà co-prodotto e programmato da Netflix, prende spunto dal libro omonimo della giornalista Isabel Wilkerson, negli USA promosso da Oprah Winfrey, anchorwoman e donne tra le più influenti d’America.

Sharon Liggins, interpellata da MyUrby

Interpellata da MyUrby, Sharon Liggins, responsabile comunicazione della Array, la casa di produzione della DuVernay, ha spiegato che il progetto è ancora in progress.Isabel Wilkerson

Ava DuVernay

Vincitrice degli Emmy, BAFTA e Peabody Awards, la candidata all’ Oscar Ava DuVernay è una scrittrice, regista, produttrice e distributrice cinematografica. Il suo lavoro di regista include il dramma storico “Selma“, il documentario sulla giustizia penale “13th” e “A Wrinkle in Time” della Disney, che l’ha resa la regista donna di colore con il maggior incasso nella storia del botteghino americano. Vincitrice del premio alla migliore regia del Sundance Film Festival 2012 per il suo film a micro-budget “Middle of Nowhere“, DuVernay promuove il lavoro di persone di colore e delle donne attraverso il suo collettivo cinematografico no-profit Array, nominato una delle aziende più innovative di Fast Company . La DuVernay fa parte del comitato consultivo dell’ Academy of Television Arts and Sciences e presiede il Prada Diversity Council.

Il libro “Caste: The Origins of Our Discontents

Il libro “Caste: The Origins of Our Discontents”, traducibile come Casta: Le origini del nostro scontento, un titolo che ricorda il celebre verso di Shakespeare “L’inverno del nostro scontento”, è uscito negli USA nel 2020 e sarebbe utile venisse pubblicato anche nel nostro Paese.

Nella sua analisi serrata, svela come la società americana, in apparenza pronta a premiare l’intraprendenza e i self made men, sia in realtà stratificata, costruita su un sistema di caste impermeabili all’esterno. Nella sua essenza, tuttora con problemi di razzismo.

Isabel Wilkerson vincitrice Premio Pulitzer nel 1993

Isabel Wilkerson è stata la prima donna afroamericana a vincere un Pulitzer, per il suo reportage sulle inondazioni del Midwest nel 1993, quando lavorava per il New York Times. Da allora, ha insegnato alle università di Emory, Princeton e Boston e ha tenuto conferenze in più di 200 college in tutto il mondo. “Caste: The Origins of Our Discontents” è il seguito del suo acclamato debutto bestseller nel 2010, “The Warmth of Other Suns”.

La radiografia effettuata da Isabel Wilkerson in “Caste : the Origins of Our Discontents

Isabel Wilkerson racconta questa storia in Caste: Le bugie che ci dividono, come esempio chiave del modo in cui, al di là delle specifiche categorizzazioni di razza o classe, questo processo di creazione di gerarchie artificiali può funzionare per soggiogare le persone in qualsiasi cultura.

Un gruppo si propone di stigmatizzare e disumanizzare un altro per giustificare uno stato di dominio duraturo. La Wilkerson ci invita a vedere questo come il processo psicologico più profondo che definisce 400 anni di razzismo, quello che lei chiama il sistema delle caste americano, facendo un confronto con altre due strutture simili, “il sistema delle caste tragicamente accelerato, agghiacciante e ufficialmente sconfitto della Germania nazista” e “Il persistente, millenario sistema di caste dell’India“. In ciascuno di questi casi, un gruppo si propone di stigmatizzare e disumanizzare un altro per giustificare uno stato di dominio duraturo. Mettendo a nudo le radici e le macchinazioni di quel processo in uno stile che combina storia, testimonianza personale e analisi, Wilkerson elenca “otto pilastri della casta“.

Gli otto pilastri del sistema

Primo pilastro: la credenza che la società sia costruita per strati, quindi per caste, per volontà di Dio o per legge di natura. Secondo: l’idea che ciascuno status sociale, alto o basso, sia ereditario e immutabile. Terzo: il tabù della mescolanza, sessuale e matrimoniale, tra esponenti di caste diverse Quarto: la fede che la casta più alta sia “pura” e vada quindi protetta dagli influssi inquinanti di quelle inferiori. Quinto: la strategia della gerarchia occupazionale, per cui i posti di lavori più importanti sono appannaggio dei membri delle caste superiori. Sesto: la discriminazione razziale, attuata attraverso la negazione alle caste inferiori, composte da uomini e donne di colore, dei diritti umani e della dignità. Settimo: politiche di terrore e crudeltà per tenere assoggettati gli inferiori. Infine, ottavo e ultimo pilastro: la convinzione che gli appartenenti a una casta siano intrinsecamente superiori a quelli delle altre, ovviamente scendendo dall’alto verso il basso nella piramide sociale.

Sarà interessante vedere come la regista, attenta da sempre ai temi del razzismo e dei diritti civili, saprà trattare la materia partendo da un testo non di finzione, ma saggistico.

Carlo Faricciotti

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