Spoiler, dicono i dizionari, è una persona che fa spoil: danneggia, guasta qualcosa. Tuttavia negli ultimi anni l’area semantica della parola spoiler si è allargata, tanto da entrare nel linguaggio comune. Cos’è oggi uno spoiler? Lo chiediamo a Luca Liguori, direttore editoriale di Movieplayer.it e tra gli autori di “La Bibbia degli Spoiler“, Multiplayer Edizioni, pagine 672, 9,90 euro.

Cosa si intende per spoiler?

“Un’anticipazione su qualcosa. Negli ultimi anni questa parola, soprattutto sui social, ha assunto una connotazione negativa: chi spoilera rovina i finali di un film o di una serie tv particolarmente attesi. Tuttavia lo spoiler non è del tutto negativo: potrebbe essere anche un’anticipazione, può riuscire a incuriosire”.

“Non spoilerare!” è ormai un modo di dire comune…

“Non spoileratemi il film, la serie, la partita… anche su questo abbiamo voluto ironizzare, nel libro”. 

La Bibbia degli Spoiler. Cos’è?

“L’idea era di fare un libro che parlasse di questo spinoso argomento. La redazione di Movieplayer.it l’ha vista come una provocazione: lo spoiler è un po’ il terrore dei critici, ma anche dei lettori. Questo libro ci è servito a esorcizzare questa paura: noi siamo i primi, quando scriviamo, a stare attenti a non svelare i colpi di scena o il fnale, ma ci capita spesso, specie sui social, di sentirci dire “Mi avete spoilerato questo film…” che poi è di quaranta o cinquant’anni fa”.

Nel libro ci sono spoiler?

“Sì, ci sono, ma sempre in modo ironico. Il libro l’abbiamo vissuto come un modo per andare oltre la paura”.

Gli spoiler hanno una data di scadenza o sono perenni? Quando un film o una serie tv hanno una certa anzianità sono liberi dal tabù dello spoiler o no?

“Il rischio di spoilerare esisterà sempre, perché ci sarà sempre qualcuno che non ha ancora visto “Star Wars” o “Il trono di spade“… Ma se non sdramatizzi, se non ricorri all’ironia, ci perdi la testa”.

Il libro è costruito su 666 spoiler. Un numero demoniaco…

“Se lo spoiler è demoniaco e per affrontarlo occorre ricorrere a un esorcismo, il numero guida non poteva che essere 666…”.

A questo proposito, ha mai commesso il peccato di spoiler?

“Involontariamente sì, anche se non per iscritto. Anche volontariamente, ma di rado. Per esempio quando “Bastardi senza gloria” di Quentin Tarantino fu presentato al Festival di Cannes tutta la stampa internazionale svelò il finale. Quando me ne resi conto, mi sentii libero, ma il dubbio me l’ero posto, anche per rispetto verso il lettore, sempre fondamentale”.

Mai stato vittima di spoiler?

“I critici di un’altra generazione non avevano queste attenzioni, questi scrupoli, erano spesso espliciti. Anche da lì però ho imparato che spoilerare non è la fine del mondo, che un film non si regge tutto e solo sul colpo di scena”.

Un film che non andrebbe mai spoilerato?

“Difficile rispondere… Un esempio molto molto recente è Parasite, di Bong Joon-ho: a chiunque mi chiedesse “Davvero è così bello? Perché tutti ne parlano così bene?” io rispondevo: “Dovete andarlo a vedere senza sapere nulla. Meno sapete, meglio è”. Non è questione del singolo spoiler: andare da “ignoranti” a vedere un film è nna delle cose più belle che possano capitare a uno spettatore”.

E una serie tv che non andrebbe mai spoilerata?

“Qui è più complicato, perché ce ne sono tante, penso a “Il trono di spade“, “Lost“, “Alias“, che vivono di tantissimi colpi di scena, quindi anche se ne conosci uno cambia poco. Difficle che una serie abbia un solo elemento da non spoilerare”.

Carlo Faricciotti

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