Non è stato soltanto uno dei più celebri critici letterari di ogni tempo. E a volerla dire tutta neanche solo il più celebre. Harold Bloom, che ci ha lasciato lo scorso ottobre a 89 anni, è stato per decenni la critica letteraria.

Newyorchese, una vita a insegnare William Shakespeare, così immerso nella poesia da conferirle il potere di balsamo per inquadrare la natura umana e affrontare al meglio l’inverno degli anni, Bloom fondò la Scuola del Risentimento in antitesi ai colleghi che all’estetica di un’opera anteponevano canoni ideologici e politici per valutarne il profilo.

Fratello William, mistero Marcel

Finalmente ora è stata tradotta in italiano per Rizzoli la sua ultima testimonianza, “Posseduto dalla memoria”, pubblicata negli States lo scorso anno poco prima di andarsene. Un tomo corposo che parte dall’importanza fondante della Kabbalah e delle Scritture e ripercorre i grandi classici della tradizione occidentale, da Shakespeare (noblesse oblige) a Dante, da Milton ai poeti romantici fino al suo caro amico Wallance Stevens. Per poi chiudersi con “l’inciampo” della sua esistenza chiamato Marcel Proust (“amo Proust ma non riesco a tradurre la sua saggezza in una forma concreta”), l’unico scrittore che non riuscì mai a penetrare appieno e il cui mistero irrisolto gli fece sempre declinare le proposte di tenerne un corso. 

La vulnerabilità del Vecchio Leone 

Inventore del self-otherseeing, la coscienza di osservare le nostre azioni e sofferenze come se appartenessero ad altri e quindi percepire i propri “altri io” prendendo conoscenza dell’ alterità,  come metodo per arrivare alle radici degli scritti, Bloom non fa mistero di mostrare tutta la sua vulnerabilità di uomo al capolinea. Un fluire di sentimento che commuove tanto l’abbandono a esso appare umano. 

Il Vecchio Leone rivela che, oggi che la maggior parte dei suoi amici più intimi se n’è andata, quando si mette a leggerne le opere ha la “strana sensazione che loro siano nella stanza” e racconta quanto poeti, drammaturghi e romanzieri gli siano necessari per superare i giorni che gli restano. Confessione che contiene un’epifania più profonda: “Certe volte mi domando se leggere e insegnare non siano il mio modo per tenere lontano la morte”.

La sua personale recherche 

Più delle lucide analisi delle scritture dei letterati che Bloom considera il cardine della nostra storia, delle letture sempre rigorose e stratificate di ogni tipo di periodare o verso, i passi che più arrivano al cuore sono le rivelazioni più intime. Come quelle in cui racconta che in determinati tratti della giornata gli è diventato necessario recitare a memoria alcuni versi di Stevens che lo hanno accompagnato per decenni o dove afferma che “dopo oltre sessant’anni di insegnamento continuo a consigliare ai miei studenti di isolarsi, all’aria aperta o da soli nella loro stanza, e di leggere molto lentamente a voce alta”. 

Ecco la sua personale recherche, vero lascito all’umanità. Leggere e rileggere per continuare a vivere nell’estasi dell’aria che siamo ancora in grado di respirare. Fino a quando anche la nostra alternanza di prospettive mutevoli non sarà più in grado di alternarsi. 

Corrado Ori Tanzi

Harold Bloom
Harold Bloom
Harold Bloom
Harold Bloom
Harold Bloom
Possessed Memory
Posseduto dalla memoria
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