Cristina Gnoato, naturopata e autrice del libro “Da donna a dea” ci racconta come ha realizzato la sua vocazione

Quando ha capito di voler diventare naturopata?

Provengo da una realtà lavorativa molto diversa e lontana dalla naturopatia, infatti per parecchi anni mi sono occupata di bilanci in un’ azienda; poi per necessità familiari mi sono ritrovata a frequentare ambienti medici e a parlare con persone in attesa di risposte e di soluzioni, convinte di vivere il momento più doloroso della loro vita, un aspetto emotivo e psichico che le accomunava. Ho cominciato a riflettere sul significato di queste “coincidenze”, quelle che Jung chiamava sincronicità, un susseguirsi di eventi che mi hanno portata fino alla scuola che ho deciso poi di frequentare, l’ Istituto Riza di Medicina Psicosomatica a Milano. Contemporaneamente mi sono iscritta all’ Accademia Europea di massaggio thailandese terminando con successo entrambi i percorsi di studio.

Qual è il significato del suo approccio psicosomatico?

Ricordo che quando studiavo pur sentendo parlare per la prima volta di alcuni argomenti avevo la sensazione che risvegliassero in me una conoscenza che già possedevo, mi erano familiari.

Il corpo non mente mai, ad esempio una gastrite che si manifesta puntualmente in determinate circostanze indica la difficoltà di “digerire” e metabolizzare alimenti ma anche situazioni e persone di cui ci stiamo “nutrendo”, l’ impossibilità di trasformarle e accettarle. Attraverso specifici trattamenti e diverse tecniche naturopatiche è possibile ripristinare l’ equilibrio globale della persona.

Lei ha ideato il metodo Kintsugi Healing®, può spiegarci in cosa consiste?

E’ un trattamento che ho strutturato personalmente unendo tra loro più tecniche apprese negli anni, il fine è cercare di riarmonizzare la persona sciogliendo nodi, tensioni e traumi di natura psico-emotiva per fissarli nel corpo, che memorizza i nostri blocchi energetici sotto forma di cicatrici invisibili, “rotture” nell’ anima. In questo modo possiamo poi intervenire con la cromoterapia, per trasmettere informazioni di guarigione permettendo una completa rigenerazione e una nuova consapevolezza grazie alla trasformazione del dolore.

Tra i suoi trattamenti c’è anche una particolare pratica spirituale, “Animaluce”…

Si tratta di un percorso spirituale che pone l’ anima al centro dell’attenzione; attraverso tecniche di rilassamento molto profonde si va a stimolare attraverso immagini e parole il contatto con i piani superiori dell’ esistenza, poiché l’ inconscio ha come modalità preferita di linguaggio proprio le immagini, come ad esempio nei sogni. E’ una sorta di allenamento della mente che ci permette di riaprire quelle porte che oggi, prigionieri di ritmi vorticosi, abbiamo chiuso smettendo di sognare, di immaginare, di incantarci, momenti invece importantissimi per il cervello che può rigenerarsi.

Quale altro percorso ci racconta nel suo libro “Da donna a dea”?

Un percorso declinato al femminile, appunti di viaggio che raccontano delle molte donne che ho incontrato. Nel mio percorso di studio mi ha colpito moltissimo il lavoro di osservazione sulle dee e dei vari archetipi della dea all’interno della donna effettuato da una psicoterapeuta junghiana e a questo mi sono ispirata. Ho semplicemente descritto i vari archetipi di donne che sono poi archetipi di dee, tradotti liberamente in immagini da Cinzia Bianucci. Unica eccezione la signora di Avalon, a cui sono particolarmente affezionata: è una donna evoluta e misteriosa che incarna la potenza della creatività, custode della magia della vita, perfetta unione di maschile e femminile; poteva aprire la nebbia e lasciare apparire la terra di Avalon, metafora del velo di Maya che copre il terzo occhio impedendoci la vera conoscenza e che una volta rimosso può attivare la chiaroveggenza, ovvero la capacità di vedere chiaro il presente. E’ simbolo di una ricerca interiore che non deve portare all’isolamento o a porsi in una posizione giudicante ma a una spiritualità da condividere. 

Marzia Medagliani

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Il mangiar sano dell' anima
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Cristina Gnoato
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