Nonostante il periodo non sia semplice per l’arte e per chi ne ha fatto un mestiere, oltre che uno scopo di vita, continuano a svilupparsi splendide mostre ed idee in tutt’Italia. 

Non di meno è “Stripes Collection” di Mario Lisi, l’esposizione fotografica presentata da pochi giorni presso il Broletto di Pavia, il 15 ottobre, che avrebbe dovuto continuare ad essere visitabile fino a fine anno, ma che per ovvi motivi al momento è in stop forzato.

Malgrado ciò, molti dei lavori e in generale il senso ultimo del progetto, risultano visionabili tramite i siti internet che erano stati creati per la promozione: un ottimo modo per non perdere l’abitudine ad interrogarsi sull’arte, ancor più se concettuale come quella di Lisi, nell’attesa di poterlo fare nuovamente dal vivo. 

“Stripes Collection”

In un’ottica di “less is more”, un principio coniato dall’architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe per cui il “di più” si ottiene creando e plasmando sul concetto di essenzialità, le 39 opere esposte allo Spazio per le Arti Contemporanee del Broletto di Pavia, contenute in “Stripes Collection”, regalano emozioni mutevoli a seconda dello sguardo di chi le osserva: i corpi e gli oggetti delineati nel buio dalla pochissima luce filtrata dalle tapparelle socchiuse, trasportano lo spettatore in un mondo straniante in cui il cervello fatica a processare le immagini, creando uno spaesamento percettivo che però permette di aggiungere la propria personalissima storia a quella dell’autore. 

La scelta del bianco e nero, con l’aggiunta di pochissimi altri colori in singole foto, e delle inquadrature mai scontate mai scontate, per ricreare un effetto tridimensionale, riportano la mente ad epoche passate, permettendo di distrarsi dal Caos quotidiano e dal bombardamento di informazioni a cui siamo sottoposti.

Negli scatti di Stripes Collection” spiega l’autore “ho illuminato i corpi proiettando una luce lamellare come quella che entra in una stanza buia da una finestra con una tapparella socchiusa. La mia ricerca personale mi ha indotto ad allontanarmi dalla rappresentazione della figura piena in tutti i suoi dettagli: ho eliminato tutto ciò che non era fondamentale per la percezione del messaggio, lasciando soltanto una porzione del segno artistico, illuminata e visibile. L’osservatore è parte attiva nella genesi del soggetto fotografico (…). Questa collaborazione tra fotografo ed osservatore è l’elemento chiave di tutta la collezione”.

L’autore, Mario Lisi

Classe 1962, Mario Lisi ha un background scolastico e lavorativo tecnico, che sicuramente ha molto influenzato il suo occhio artistico; una delle serie in cui è più riconoscibile, ad esempio, è quella “Ast Safety Valves”, dove blocchi di acciaio vengono rappresentati come gioielli, mettendo in luce tutta la dinamicità delle forme e dei pezzi usati come modelli. 

Molto interessante è pure l’approccio, in cui si vede la spiccata sensibilità per il design, alle opere scultoree di Silvano Bulgari, fotografate sempre con angolazioni, illuminazione e punti di ripresa unici nel loro genere, al fine di donare allo spettatore un messaggio aggiunto a quello già presentato dall’artista.

Arrivare ad un’esposizione non più condivisa, ma completamente dedicata al suo estro artistico, è stata sicuramente una grossa meritata soddisfazione e nell’intervistarlo non ce l’ha giustamente nascosto.

Come nasce Mario Lisi come fotografo ed artista?

Avevo 15 anni la passione c’era, ma purtroppo la macchina fotografica ed i soldi per comprarla no. 

Un giorno un mio caro amico mi ha offerto in prestito la Canon FTB di suo padre mancato anni prima, con la scusa di non farle prendere muffa ho preso ad usarla. 

Qual è stata l’ispirazione che ha permesso la nascita di “Stripes Collection”?

Avevo 25 anni e la mia prima casa era vicino alla stazione ferroviaria. Il piazzale di smistamento treni era illuminato da una potentissima luce che puntava dritta in camera mia. Per dormire dovevo per forza abbassare almeno in parte la tapparella. 

La luce batteva proprio sulla parete dove c’era la testata del letto e una notte la mia ragazza si è alzata in piedi sul letto appoggiandosi al muro. Ero rimasto sdraiato e la osservavo dal basso. Bang! Ho provato a fotografarla più volte con la macchina a pellicola, ma senza risultati accettabili e dopo qualche prova (tempi, diaframma, sensibilità, poi sviluppo, stampa e ricomincia tutto) ho messo l’idea nel cassetto. Con l’avvento delle macchine digitali, ho ritirato fuori dal cassetto l’idea perché potevo vedere subito il risultato e ho quindi incominciato nuovamente a sperimentare.

Quali sono state le impressioni che ha potuto riscontrare da parte delle persone che vedono il suo lavoro?

Dalle immagini tolgo molte informazioni e dettagli, lascio solo alcune linee bianche come traccia. L’osservatore deve completare l’immagine con la propria immaginazione e fantasia. Alcune sono facili, altre richiedono più sforzo, ma vedo che la maggior parte delle persone lo fanno volentieri e imparano questo metodo di lettura. Escono contenti dalla mostra e alcuni mi hanno riferito che il secondo giro è stato ancora più piacevole ed interessante, avendo già “imparato a leggere”, quindi sono molto più veloci e notano altri nuovi dettagli.

Come ha influito la situazione attuale di pandemia sul suo lavoro e su quello di tanti artisti?

Il lavoro è indubbiamente diminuito, ma questa disponibilità di tempo libero deve essere sfruttata al massimo per trovare nuove vie, nuove soluzioni e nuove idee.

Che cosa vede nel suo futuro artistico e non?

Ogni artista è in continua evoluzione, chi più e chi meno. Già nell’ultima sala della mostra, ad esempio, la sala del Red Sofa, ci sono immagini che sono l’evoluzione delle immagini viste nelle altre tre sale. Più difficili, impegnative e capaci di regalare una differente soddisfazione. Per il resto vedremo. 

Opere Online

È possibile continuare a vivere la sua mostra  sul sito https://www.mariolisi.it/ e su  https://www.clickdifferent.it/

Laura Galasso

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