Shamsia Hassani è una delle artiste afghane maggiormente conosciute in epoca moderna, quindi un ottimo volto da prendere in esempio in queste giornate in cui tanto si discute delle identità e delle vite delle donne. 

Nel suo lavoro, prevalentemente murales, rappresenta le donne come figure potenti ed indipendenti, in un gesto di rivalsa ed empowerment del genere femminile.

Shamsia Hassani

Nata a Teheran (Iran) nel 1988, da genitori afghani fuggiti dalla guerra civile Talebana, non ha mai dimenticato le sue origini ed il contesto sociopolitico da cui proveniva: dopo aver conseguito Laurea e Master in Arte ed Arte Visuale a Kabul, ha contribuito a fondare la Berang Art Organization, complice forse il suo spirito da attivista, un gruppo promotore di workshop, seminari ed esibizioni artistiche in patria. Per chi conosce le difficoltà degli Stati di quelle zone del mondo per quel che riguarda la figura femminile, capirete che il suo lavoro ha da subito attirato l’attenzione. 

Una volta balzata alla cronaca, i suoi progetti sono stati singolarmente presentati in Afghanistan, Australia, Danimarca, Germania, Iran, India, Norvegia, Svizzera e Vietnam, dove è stata anche parte attiva di conferenze e performance.

Alcune opere

Nella serie denominata “Secret”, la rappresentazione del burqa, spesso considerato dagli Occidentali come un elemento di oppressione, è invece rivendicata come una caratteristica consapevole di forza ed umanità delle figure raffigurate.

Nella sua visione infatti, non è impedendo il burqa che la donna guadagnerà la sua libertà, ma lo farà soltanto nel momento in cui comincerà a parlare per sé stessa, diventando soggetto attivo delle sue dichiarazioni e delle sue azioni.

Invece in “Bird of No Nations”, metaforicamente vengono mostrate figure femminili trapiantate in megalopoli, un po’ come uccelli in migrazione, alla ricerca di un proprio posto nel mondo e di pace. Questo gruppo di opere sicuramente parla dei grandi spostamenti della popolazione Afghana verso i vicini stati, argomento che l’autrice conosce molto bene, avendolo vissuto sulla sua pelle da bambina.

La questione diviene ancor più chiara, sapendo che i migranti Afghani come lei, infatti, in Iran non hanno pieni diritti come gli altri cittadini.

La collaborazione con l’Hammer Museum.

Nel 2016, una delle sue collaborazioni più eccellenti, fu quella con l’Hammer Museum di Los Angeles, un polo artistico adatto a contenere e rendere accessibili talenti moderni ed internazionali come il suo.

Durante il suo soggiorno, oltre ad aver incontrato gli artisti locali (inclusi street artist come Kenny Scharf) creando degli splendidi rapporti di collaborazione, dipinse un gigantesco murale, poi esposto anche presso la Seyhoun Gallery a West Hollywood. 

Hassani, inoltre, complice anche il suo profondo attaccamento per l’ambito universitario e di ricerca a Kabul, è diventata nel tempo un punto di riferimento e di ispirazione per le facoltà d’arte americane con cui è potuta venire a contatto grazie a quella sua prima presenza nella programmazione del museo.

Laura Galasso

Shamsia Hassani
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