Lavorando nel rispetto della tradizione ma con lo sguardo rivolto al futuro Alessandro Sala ha seguito i suoi sogni con passione, coraggio e determinazione e ha creato una realtà innovativa. La Nove Lune è un’ azienda situata in un territorio incontaminato della bergamasca, una cantina molto tecnologica e tanta voglia di mettersi in gioco coltivando vitigni particolarmente resistenti all’attacco di funghi e parassiti, i cosiddetti Piwi, che permettono di evitare l’utilizzo di anticrittogamici a tutto vantaggio dell’ambiente e della salute dei consumatori. I risultati non si sono fatti attendere: vini naturali di qualità che hanno già ottenuto prestigiosi riconoscimenti, destinati a conquistare un’ottima posizione sul mercato e a far parlare a lungo di sé

Come nascono i vitigni Piwi?

Innanzitutto è bene chiarire che non si tratta di varietà geneticamente modificate ma ottenute da una paziente sperimentazione, incrociando in più passaggi viti europee, che hanno uve di alta qualità ma poca resistenza, con viti americane e asiatiche, più resistenti alle malattie soprattutto fungine (Piwi significa appunto “viti resistenti ai funghi”, dal tedesco pilzwiderstandfähig). Prendendo il meglio di ciascuna varietà si sono ottenuti vitigni che hanno bisogno di pochissimi interventi di difesa (spesso invasivi) e che danno un vino di qualità, naturale e salubre. Nel 2017 è nata l’associazione Piwi Lombardia, di cui sono presidente, che promuove lo scambio di informazioni e di conoscenze per diffondere l’utilizzo di queste varietà tra i produttori, oltre ad organizzare eventi e degustazioni aperti al pubblico a scopo divulgativo.

Quale legame unisce la sua azienda “Nove lune” ai vitigni Piwi?

La mia azienda è situata all’interno della riserva naturale di Valpredina, a Cenate Sopra in provincia di Bergamo, un posto ideale in sintonia con il mio progetto incentrato sulla sostenibilità ambientale attraverso una viticoltura biologica e la conservazione della biodiversità. Mi ritengo un pioniere, uno dei primi in Italia ad aver sperimentato questi vitigni che non necessitano di dannosi trattamenti antiparassitari. Circa 15 anni fa ho cominciato a studiarli e qualche anno dopo a coltivarli. Dietro c’è un enorme lavoro effettuato in collaborazione con l’università e con diversi istituti di ricerca per selezionare le piante migliori. Ho iniziato a testare il potenziale enologico di alcune varietà apprezzando aromi e profumi diversi da quelli già noti, così ho capito che erano nati vini con corredi aromatici completamente nuovi e ne ho intrapreso la produzione.

Cosa permette alla sua azienda di avere un impatto sostenibile sull’ambiente?

Ho progettato personalmente la cantina di vinificazione scegliendo spazi, materiali e attrezzature, appoggiandomi poi a competenze professionali qualificate per realizzarla. E’ una cantina moderna e tecnologica, studiata per ridurre al minimo i tempi di lavorazione e massimizzare il risparmio energetico. Rispecchia il progetto pensato per  questi vitigni all’avanguardia, destinati a rappresentare il futuro della viticoltura. Sfrutto tecnologia e temperatura, soprattutto il freddo, per evitare di usare additivi e conservanti chimici, così da ottenere vini molto naturali. Seguo l’intero processo di vinificazione e curo ogni dettaglio, voglio comunicare genuinità e rispetto per l’ambiente in tutto quello che faccio.

Quale direzione segue la sua produzione e cosa comprende?

Sicuramente la direzione è quella verso il biologico, è il mercato stesso a chiederlo. Una nuova coscienza ecologica già molto sviluppata nell’Europa del nord, più rigorosa ed esigente nella richiesta di vini biologici e sostenibili, si sta facendo strada anche da noi. Lo vedo già nella mia zona dove sempre più ristoranti hanno nella loro carta vini biologici. I miei vini sono ottenuti nel modo più naturale possibile e mantengono intatte le caratteristiche delle uve e del territorio d’origine. Oltre al Passito produciamo vino bianco, rosso, orange wine e un bianco ancestrale. Abbiamo poi un amaro, unico nel suo genere, qualitativamente superiore perché realizzato partendo dal nostro vino rosso miscelato con infusione di 17 erbe aromatiche. E infine uno spumante, il Costa Jels, che matura nell’omonima miniera di Gorno. La miniera, oramai dismessa ma accessibile con visite guidate, garantisce le condizioni tecnicamente ideali per un lungo affinamento sui lieviti. La temperatura sempre costante a 10° C  tutto l’anno, il buio, l’assenza di vibrazioni. All’interno della montagna lo spumante dovrà riposare per 60 mesi in maniera naturale, anche se faremo eccezionalmente un’anteprima di 36 mesi con qualche bottiglia perché c’è molta curiosità e tante richieste da soddisfare. 

Le sue creazioni hanno già ottenuto prestigiosi riconoscimenti..

L’ultimo premio che ho ricevuto è stato in occasione di un concorso molto seguito, organizzato ogni anno da Piwi International a cui hanno partecipato più di 400 vini di queste varietà provenienti da tutto il mondo. Il mio Passito Theia è arrivato primo nella categoria dei vini da dessert e miglior vino italiano in assoluto. E’ stato premiato anche con la Rosa d’Oro della Guida Viniplus di AIS e la Guida Vitae l’ha inserito tra i migliori vini d’Italia. A livello personale ne sono molto orgoglioso, ma soprattutto mi auguro che queste varietà vengano valorizzate quanto meritano e non più considerate “di serie B” come è successo in passato. Credo che possano fare davvero la differenza per salvaguardare l’integrità dell’ambiente e la nostra salute e i premi che hanno ricevuto i miei vini lo dimostrano.

Marzia Medagliani

Nove Lune di Alessandro Sala
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