Jane non ha proprio voglia di recarsi al matrimonio della sorella minore Ronnie, ma l’occasione di infastidire la sorellina non può rimanere intonsa. Perché sa bene che Ronnie l’ha fatto proprio per un suo sottile e acido piacere, perché lei avrebbe rifiutato, risultando una volta di più sgradita alla famiglia.

È la strada che guida

Certo che, dopo aver perduto il lavoro, possedere una carcassa d’ auto e non disporre che di un risicato budget, raggiungere Ernest City, al nord, non è cosa facile. Ma Jane s’ingegna e trova una compagna di viaggio. Si chiama Henry, ha un occhio sifulo e modi da camallo. Dice che anche lei deve recarsi a nord, a Boston, per una visita oculistica. Henry è il meglio che Jane ha trovato in giro, non può far la difficile visto che il tempo stringe.

Si mettono in viaggio. E il viaggio svela un nuovo mondo. Non solo perché le due incominciano a conoscersi. Lungo il percorso s’imbattono in rapitori, schiavisti, un maniaco di mutandine femminili, un predicatore, una cantante country di modesto successo di nome Cheryle che si rivela per loro un grande aiuto e trasforma il duo in trio. 

Cosa c’è sotto lo humour nero

Jane va a nord “ (Mondadori, pagg. 206, 17 euro) di Joe R. Lansdale è il classico romanzo che gli americani amano definire road-trip novel, una storia che si dipana sulla strada in cui non è tanto importante sapere se i protagonisti raggiungeranno la loro meta, quanto il come ci riusciranno. Con la sua tipica vena in cui scorrono humor e sarcasmo a go-go lo scrittore texano crea tre personaggi femminili dotati di forte personalità e all’antitesi l’una dalle altre (Hap & Leonard suggeriscono qualcosa?) e le inserisce in una storia picaresca in cui fa terra bruciata attorno alla misoginia.

Si ride tanto pagina dopo pagina. Le iperbole narrative di Lansdale sono ormai un marchio di fabbrica ma, via via che il libro definisce la sua cornice, si assapora la netta presa di posizione dell’autore verso il celeberrimo sogno americano, un’opportunità verso cui ancora la Nazione è prona ma che nel concreto palesa quanto non a tutti vengano date le stesse chance per coglierla, si tratti di settori della working class o del sesso della persona (come in questo caso).

Uniche nella diversità

Jane, Henry e Cheryle non sono certo tipe che qualcuno può sognare di cacciare in un tinello familiare. Fanno di Thelma & Louise due principianti, si calamitano vicendevolmente nonostante il loro diverso passato ed entrano come un pezzo hard-rock in un mondo che non dà loro il benvenuto. Non indietreggiano davanti agli inconvenienti, siano essi pericolosi o solo fonte di fastidio e, per quanto occultino dentro sé ferite che in genere non si rimarginano, sono ancora propositive come un giorno scaldato dai primi raggi di un sole primaverile. 

 Il crudo e nero umorismo dello storytelling con cui vengono raccontate non fa che chiarirci quanto esse impongano se stesse, piaccia o non piaccia all’ambiente che se le trova davanti. Non madri di, mogli di, fidanzate di o figlie di. Non superdonne. Donne. Che non aspettano che ciò che spetta venga loro dato.

Corrado Ori Tanzi

Joe R Lansdale
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