Fate attenzione a questa data: 2005. Peter May , scrittore e giornalista scozzese ma di stanza in Francia, termina di scrivere il suo romanzo. Un thriller. La storia prende piede in una Londra spettrale. Una città svuotata, in cui gli abitanti possono uscire solo indossando la mascherina. La gente non si stringe neanche più la mano e i mezzi pubblici hanno sospeso le corse perché fonti acclarate di contagio, gli ospedali sono così strapieni di nuovi ammalati che si cercano luoghi di fortuna in cui stipare la massa dei nuovi arrivi giornalieri e le quattro ciminiere dell’ex centrale elettrica a Battersea Fields tornano comode per bruciare la messe di corpi umani senza più calore. Le ambulanze circolano senza soluzione di continuità viaggiando mute perché ormai le strade sono casa loro e dei mezzi di esercito e polizia.

Visto, non si stampi

La fonte è un virus che incomincia con influenza e tosse e degenera progressivamente provocando una diminuzione irreversibile della capacità respiratoria. La corsa per il vaccino è l’ossessione nell’ossessione. Decine di migliaia i morti. Il nemico ha un nome corto: aviaria. Si attribuisce la colpa al continente asiatico, ma la storia rivelerà una verità più orrenda quanto all’origine della pandemia.

Peter May fa il giro delle case editrici ma niente, il romanzo viene rifiutato. È inverosimile un thriller del genere, gli dicono. Non può accadere nella realtà e se proprio vuole scrivere una storia del genere deve modificare l’intero impianto con un taglio fantascientifico, gli suggeriscono. May non cambia niente, mette il manoscritto nel cassetto e passa ad altro.

Ora “Lockdown” ha scalato le classifiche dei libri più venduti nell’intero Regno Unito e i diritti per la traduzione sono stati venduti in tutto il mondo. Da noi lo propone Einaudi (pagg. 320, euro 18) e la sua diffusione ha preso piede anche tra i lettori dello Stivale. 

Thriller senza tregua

Poté il Covid laddove la visione umana si dimostrò fallace. Se c’è da rallegrarsi pensateci voi. Fuori dalla stretta tragica realtà il romanzo è di quelli che afferrano testa e viscere fino all’ultima parola dell’ultima riga. Page-turner book, come dicono gli anglosassoni. Perché la storia nella storia narra del ritrovamento di un borsone contenente ossa che le analisi dicono appartenere a una bambina. A un passo dalla pensione Jack MacNeil, detective scozzese in servizio a Londra, si dedica anima e corpo al caso, evitando di farsi peraltro travolgere dal dramma personale.

Lo sviluppo del caso è guidato dall’autore con decisa perizia, l’intreccio avvolge e rapisce come scuola britannica del thriller insegna, i dialoghi sono perfetti se esiste una perfettibilità nell’universo della narrazione, gli attori sulla scena seguono uno script che non mostra buchi. 

Come carne viva

E se durante la lettura veniamo penetrati dall’acuto dubbio sulla natura del libro che ci scotta mani e animo, facciamocelo passare in fretta. Questo è realismo alla Edward Hopper, il tempo che forzatamente stiamo vivendo ci ha convinto che non solo il racconto è plausibile ma vivo come la nostra carne e il nostro sangue. Tutto è possibile, tutto si mescola con tutto, anche col suo opposto. Anche la madre del Male.

 Corrado Ori Tanzi

Peter May
Peter May
Peter May
Peter May
cover inglese
cover italiana
Peter May Peter May Peter May Peter May cover inglese cover italiana

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *