Antonio Moresco è il nostro scrittore più immaginifico. Intera Europa compresa. Una voce del tutto fuori rotta rispetto al consueto panorama letterario contemporaneo. Se volete farvi un’idea basta tirare su a caso dal pozzo dei suoi titoli e che vi resti in mano “Gli Increati”, “La Lucina”, “Canti del Caos” o “Gli incendiati” non fa differenza.

Ora abbiamo tra le mani “Chisciotte” (SEM, 120 pagg., 15 euro), sceneggiatura in forma di romanzo in attesa che una produzione la faccia diventare immagine in movimento. L’antiero manchego è una seconda pelle per Moresco, abito letterario che svela le sue radici in ogni scritto dell’autore mantovano.

Don Moresco de la Mancha 

Il suo Chisciotte conserva anima e corpo del paladino cervantino. L’ingenua curiosità, il zelante coraggio, l’animo nobile, il parlar cortese che fa a pugni con l’imbarbarimento linguistico dei nostri tempi. Si trova ricoverato nel reparto psichiatrico dell’ospedale intitolato proprio a Miguel de Cervantes Saavedra e vive nel perenne incantesimo di una realtà altra. Saranno anche deliri cucinati dalla sua (in)sana follia, ma nel suo girovagare per i corridoi bianchi vede e parla con poeti e scrittori di tutte le epoche, sorretto dal suo nuovo Sancho, un infermiere dai capelli rasati ai lati, un anello al naso, piercing a pioggia e tatuaggi inverosimili.

Nel reparto di Ortopedia vede Dulcinea, ingessata da capo a piedi dopo un volo dalla finestra perché sicura di poter volare e le parla con la dolcezza del gentiluomo. Sequestrato in un universo che non riesce a decifrare, affronta pugnace miserie e ingiustizie umane trovando sponda non solo nel suo badante personale ma anche nella stessa Dulcinea che qui lo conforta e in un caravanserraglio di scrittori e personaggi letterari passati alla storia per averci dimostrato come sia possibile trovare una crepa in ogni muro del comune spirito del tempo attraverso un intelletto libero che mette in discussione ogni verità assiomatica.

Guerra al sonno del pensiero 

Generale di un esercito indomito ed effervescente, Chisciotte diventa la punta di lancia dei resistenti contro il conformismo omologante, l’inerzia del pensiero, la sedazione della volontà, l’anestesia dell’iniziativa.

Perché l’utopia contro la santificazione della normalità riesca a muovere i suoi passi non è abbastanza l’unione dei relitti umani portatori di una poeticità che non riescono ad animare. C’è bisogno di una luce che spinga l’immaginario a trovare la sua strada, un Principe dei sognatori che incarni la tragedia e la comicità che la battaglia impone. 

Fiaba universale 

Il Chisciotte di Moresco è la maschera che abbiamo smesso di tenere a portata di mano per far brillare la nostra unicità di esseri viventi in ogni momento pur restando all’interno di leggi morali e abitudini sociali e tornare angeli in un circostante fatto di demoni, pericolosi baciapile, attraenti Mangiafuoco e rozzi portatori della volgarità universale. Il Don Chisciotte di Cervantes ha percorso i tempi diventando fiaba planetaria, questo Chisciotte si alimenta dell’aspetto favolistico dell’originale grazie alla fantasia di uno scrittore per cui i bradipi potrebbero sfidare Usain Bolt sui 100 m e Cappuccetto Rosso farsi beffe del lupo.

Corrado Ori Tanzi

Antonio Moresco Chisciotte
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