Marta C. Gonzalez negli anni Sessanta era prima ballerina del New York City Ballet: malata di Alzheimer, è scomparsa un anno fa. Per omaggiarne  la memoria l’Associazione spagnola  “Musica para Despertar” (che usa la musica per stimolare i ricordi e la memoria nei malati Alzheimer ) ha diffuso un video nel quale la vediamo ormai costretta su una sedia a rotelle, con il volto segnato dalla malattia; un operatore della casa di cura in cui è ricoverata la aiuta ad indossare delle cuffie e improvvisamente qualcosa dentro di lei si accende: mentre ascolta “Il lago dei cigni” di Cajkovsky  inizia a muovere con eleganza mani, braccia e busto a tempo di musica, dimostrando di ricordare perfettamente i passi ripetuti chissà quante volte. L’emozione è forte, per qualche momento soltanto la musica riesce a portarla via dalle sofferenze quotidiane, restituendole la leggerezza e l’incanto di quando ballava sulle punte davanti a platee internazionali. 

Le Neuroscienze ci confermano il potenziale curativo della musica

Ancora una volta un piccolo miracolo compiuto dalla musica, il cui potere taumaturgico è ormai ampiamente documentato; secondo l’Accademia americana di Neurologia attraverso la Musicoterapia è possibile migliorare le attività funzionali e ridurre i disturbi del comportamento dei pazienti affetti da Alzheimer e demenza, rallentando il decadimento cognitivo che caratterizza queste malattie e stimolando le abilità residue. 

La Musicoterapia è una disciplina che utilizza la musica ( suono, ritmo e armonia) come strumento educativo, ricreativo, riabilitativo o terapeutico, sia in una modalità ricettiva, con l’ascolto di brani, sia in una modalità attiva, utilizzando strumenti musicali. Studi scientifici, in particolare le attuali Neuroscienze hanno indagato il potenziale curativo dell’esperienza musicale dimostrando come influenzi positivamente diversi ambiti: regala benessere mentale e fisico perché stimola la produzione di endorfine  e abbassa i livelli di stress e ansia, riduce l’aggressività, facilita la comunicazione e di conseguenza migliora i rapporti interpersonali, stimola la creatività e l’espressione di sè, migliora l’apprendimento, il linguaggio e la motricità, in particolare in caso di disabilità aiutando la coordinazione e l’esecuzione dei movimenti. Nelle depressioni e nelle patologie di tipo psichiatrico è utilizzata con successo proprio perchè “scavalca” la parola, attivando una risposta più fisica e istintiva.

Il suono penetra ogni cellula influenzando piante, animali e perfino l’acqua

Anche piante ed animali sono influenzati dalla musica: le piante crescono meglio e più rapidamente ‘ascoltando’ musica classica mentre la filodiffusione in alcuni allevamenti di bestiame ha  contribuito a un aumento qualitativo della produzione. Masaru Emoto, il ricercatore giapponese che ha fatto numerosi esperimenti su come l’acqua registri le informazioni ricevute e ne conservi memoria ha fotografato diverse formazioni di cristalli di acqua ghiacciata che risultavano più o meno armoniosi a seconda del tipo di musica e vibrazioni che l’acqua aveva ricevuto.

Questo a conferma che il suono è movimento, ritmo, vibrazione ed è con noi fin dagli albori della nostra esistenza; inizialmente nell’ambiente intrauterino viene percepito attraverso lo scheletro, il corpo, la pelle: il battito cardiaco e la voce materna restano memorizzati come imprinting sonoro e se riascoltati dopo la nascita tranquillizzano il neonato.

Già nell’antichità canto, ritmo e musica venivano utilizzati per le guarigioni

In molte culture antiche sciamano-animistiche i suoni vocali erano usati per entrare in stati di trance e “veggenza” e rappresentavano uno strumento di guarigione, spesso accompagnati dalla danza, in un rapporto inscindibile con il corpo e il movimento. I sacerdoti Egizi utilizzavano già il canto per placare il dolore, Platone sosteneva che la musica calmasse paure e angosce oltre a ritenerla indispensabile strumento di disciplina nell’educazione dei giovani e nell’antica Roma veniva utilizzata dai medici per curare  le malattie  mentali. Nella tradizione indiana e nello yoga  si cantano ancora oggi i mantra per attrarre le energie spirituali e ristabilire l’armonia calmando la mente (mantra significa ‘pensiero che libera e protegge’). L’OM, sillaba sacra, è considerato il suono primordiale, la vibrazione di base dell’universo e la risonanza è la frequenza alla quale ogni cosa in natura vibra.

Le campane tibetane trasmettono vibrazioni positive

Il suono quindi può essere utilizzato per guarire e trasformare: in ambito olistico ad esempio, in caso di disequilibrio energetico possono essere utilizzate le campane tibetane, ciotole di differenti dimensioni composte da una lega di sette metalli (oro, argento, rame, piombo, ferro, mercurio e stagno-corrispondenti ai sette pianeti e ai sette chakra) che posizionate sul corpo e fatte vibrare  grazie alla capacità di penetrazione delle onde acustiche riescono a ‘toccare’ il corpo e ad attivare, secondo il principio di risonanza, una sorta di ‘massaggio sonoro’ che va a riequilibrare i chakra, centri energetici, e le parti del corpo ad essi associate, accordando le frequenze disarmoniche che costituiscono la ‘malattia’ e ripristinando lo stato di salute.

Il ‘massaggio sonoro’, guarire attraverso il suono

Il “massaggio sonoro” si è dimostrato efficace per rilassare tensioni fisiche ed emotive; ridurre stati di nervosismo, ansia e angoscia; recuperare vitalità, attenuare i disturbi del sonno, migliorare concentrazione e capacità decisionale; aumentare la creatività, e rinforzare il proprio potenziale di autoguarigione.

Il suono è quindi canale di lavoro utilizzato non fine a se stesso ma strumento per raggiungere specifici obiettivi che possono migliorare la salute fisica e mentale.

Marzia Medagliani

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