Lo scorso anno Giancarlo De Cataldo con Io sono il castigo ci fece conoscere il suo nuovo investigatore, Manrico Spinori della Rocca, sostituto procuratore della Repubblica in Roma, nobile di stirpe e amante della musica classica e lirica. Un romanzo convincente per scrittura e intreccio. 

Ora è il turno di Un cuore sleale (Einaudi, 256 pagg., 28 euro) e la “musica” incomincia a diventare molto interessante. In soldoni: si avvicina Natale, a Roma fa un freddo cane. In più l’umidità non lascia tregua. Da Ostia arriva una notizia che impone l’apertura di un fascicolo: Ademaro Proietti, vecchio palazzinaro di gran fama è caduto in mare dal suo gigantesco yacht. È accaduto la notte del 9 dicembre, durante una gita con l’armata dei figli e il genero e il mare la mattina ne consegna il cadavere. 

Veleni, imbrogli e tradimenti

Incidente? Suicidio? Omicidio? Volesse Dio che fosse il primo, come la famiglia propende. Eppure, anche se il fatto è destinato a coinvolgere sfere politiche ed economiche con tanto di effetti nei media controllati dall’imprenditore, Spinori non si lascia trasportare dall’aroma satinato del periodo natalizio incombente. Qualcosa non torna. Lo dice anche l’ispettrice Cianchetti, l’ultimo acquisto della procura e suo nuovo braccio destro: a pensar male coi ricchi non si sbaglia mai. 

 L’indagine parte. Zoppicando da subito, ma parte. Si arena, riparte. Giornali, tv e social non prendono certo le parti del pm e del suo staff. Siamo in questo strano Paese: se A commette un delitto contro B, la prima responsabile è comunque sempre la magistratura. 

Un cuore sleale è una storia di travestimenti, macchinazioni, tradimento e slealtà. Una storia dove l’indagine s’annoda con le vicende private dei protagonisti. I sospettati, certo. E gli investigatori, primo tra tutti il pm. Che, per fortuna, è atteso a casa dall’ambrosia della musica.

L’Opera salvifica

La musica come complemento della propria esistenza così come l’aria, l’acqua e il riposo. Sinfonie e concerti gli servono a quietare l’animo, mettere la sordina a quanto di disturbante è accaduto nella giornata. Con l’Opera invece riesce a mettere la necessaria distanza tra sé e l’oggetto su cui l’investigazione è chiamata a far luce. Perché l’Opera, come afferma il narratore, è “il prodotto di una saggezza distillata nei secoli”. Verdi, Wagner o Mozart arrivano in soccorso senza farsi troppo attendere. È come se fossero loro a proporsi in un determinato momento, longa manus del sostituto procuratore nel scegliere il vinile che ci vuole hic et nunc per sbrogliare un nodo o sviluppare una nuova strategia d’indagine. 

Il cuore di De Cataldo 

Che nei libri di De Cataldo ogni passo giuridico non incontri inciampi lo sappiamo dal suo ruolo di giudice della corte d’assise a Roma. Ma precisione e meticolosità non sono di per sé sinonimi di letteratura. Qui entra la capacità dell’autore di presentare un delitto, immergersi nelle micro crepe che esso presenta e trasformarlo in vita contemporanea da leggere con avidità. 

Perché questo succede anche con questo romanzo. Entriamo in un groviglio di sentimenti, azioni e reazioni, omissioni e inganni che ci circondano. Ma l’apparenza è un’illusione al cubo. Nella vita reale e in letteratura. Siete propensi a pensare che la seconda possa aiutarvi nella prima? Il cuore di De Cataldo è efficace quanto una confessione. 

Corrado Ori Tanzi

Giancarlo De Cataldo
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Giancarlo De Cataldo
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