Elvis Costello, all’anagrafe Declan Patrick McManus, ci ha abituato sovente a cambi di direzione stilistica nella sua più che cinquantennale carriera e con “Hey Clockface” conferma questo tratto del suo talento artistico. 

Di non immediato impatto, il disco vanta un arco di pezzi eterogenei, caratterizzati da una decisa ricercatezza tanto nella composizione quanto negli abbellimenti. Prodotto dallo stesso Costello e da Sebastian Krys, registrato a Parigi, New York e Helsinki con diversi ensamble di musicisti che, comunque ben impastati tra loro, contribuiscono a dare all’insieme una sua unità, Hey Clockface colpisce per una diffusa eleganza per niente formale.

Suoni contemporanei e senza tempo

Si va dall’esotica spoken song iniziale (Revolution #49) all’incontro di sax e flicorno con la sezione ritmica che cambiano strada all’impronta acustica di una ballata (They’re Not Lauging at Me Now), dal dixieland con spruzzi di swing in salsa Broadway (la title song) al jazz lento di I Do (Zula’s Song) con tanto di spazzole che impreziosiscono l’armonia di piano e violoncello. 

Quel che convince di questo disco è il piacevole amalgama tra sonorità malinconicamente portate avanti da suoni soffusi e fonazioni a volte appena accennate o caratterizzate dal vibrato, e tratti più rumorosi e aspri. Le incantevoli The Whirlwind, The Last Confession of Vivian Whip, What Is That I Need That I Don’t Already Have? e Blyne, animate da suggestive e senza tempo linee melodiche acustiche, si sposano con l’elettricità di brani decisamente più contemporanei come No Flag, We Are All Cowards Now e quel patchwork di stili che è Hetty O’Hara Confidential .

Plasmare la materia musicale 

L’eclettismo dunque è il tratto dominante del disco, che mette nel motore tanto il Quintette Saint Germain quanto Bill Frisell. A 66 anni compiuti Elvis Costello continua a porre i suoi frammenti sonori che non mancano di farci fare un giro nel tempo della Storia della musica tra Novecento e periodi più recenti. L’autore resta all’interno degli stilemi musicali da cui pesca a piene mani senza farne mascherate cover sonore. L’imprevidibilità che lo caratterizza dagli esordi gli permette ancora di plasmare la forma a suo piacimento, facendo sì che swing, pop-rock, funk, new wave, folk-blues, jazz restino solo il colore da usare nella tavolozza e l’uno e l’altra. 

Specchi sonori

Costello sfugge a una facile categorizzazione e Clock Face conferma il multicolorismo della sua arte musicale. Nel suo ascolto possiamo identificare rimandi all’amato Burt Bacharach o a Randy Newman e Allen Toussaint, ma si tratta di brevi impulsi stilistici che non fanno cadere la composizione nel citazionismo.

Ci si può abbandonare all’interno di questa sala sonora piena di specchi. Che ci punga la nostalgia o che l’indole ci diriga verso un immaginifico futuro.

Corrado Ori Tanzi

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ClockFaceFinalAluminumPlastic
Festival of Voice, Wales Millennium Centre, Cardiff, Wales, UK - 17 Jun 2018
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0_ELVIS-COSTELLO elvis-costello elvis-costello ClockFaceFinalAluminumPlastic Festival of Voice, Wales Millennium Centre, Cardiff, Wales, UK - 17 Jun 2018 Elvis_Costello Elvis_Costello_Olympia_Warren_Millar2 Elvis-Costello cover Hey Clockface

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