Scritta nel 1996, Les Infants Terribles è un’opera ballo da camera che Philip Glass sulla base dell’omonimo romanzo (I ragazzi terribili) scritto da Jean Cocteau e pubblicato nel 1929.

Lo scorso anno il compositore di Baltimora chiese al fido Michael Riesman un adattamento in venti studi per solo pianoforte da affidare alle “devote” Katia e Marielle Labèque, il duo francese che in carriera ha già dato prova di sentirsi a proprio agio con Glass avendo ad esempio affrontato il Double Concerto (trascrizione per due piani) e i Four Movements per due piani.

Sorelle terribili

La suite per piano Les Enfants Terribles (che esce per la celeberrima Deutsche Grammophon) ha avuto innanzitutto l’omaggio dal padre del minimalismo musicale che, nelle note interne al disco, scrive: “Le sorelle Labèque sono terribili. Grandi esecutrici e grandi interpreti. È stato grande lavorare con loro”.

Le due artiste hanno incrociato i due Steinways (e se conoscete come posizionano gli strumenti per suonare dal vivo capirete che il predicato non è tanto una metafora) ricreando il Paradiso secondo Glass e cioè la continua ripetizione di frammenti che cambiano sottilmente in quel che Giovanni Gavazzeni chiama “il tempo-non-tempo”, creando un vero e proprio movimento dall’effetto ipnotico, consegnandoci le naturali armonie in fieri del compositore e dimostrando una più che speciale relazione artistica tra loro e Glass.

Tocchi oscuri

Detto che il lavoro di Glass (una trilogia da camera) entra nelle vene del ballo che racconta la storia di due fratelli, Elizabeth e Paul, coi loro inquietanti giochi adolescenziali e le pericolose gelosie, la partitura trascritta riflette la visualità della danza richiamando la Saga di Primavera di Stravinsky (già nel palmares delle due sorelle) mentre l’esprit delle Labèque conferisce un che di ancor più oscuro, come si apprezza nella furente percussività di Paul’s End, un brano reso alla sue perfezione stilistica che richiama l’autodistruttivo isolamento di due anime che si sono imposte di vivere in un mondo di loro unica creazione per andare incontro a un destino malvagio.

Passare nel tempo

Se la visione poetica di Cocteau ha avuto la fortuna di incontrare un autore come Glass per la sua interpretazione più autentica, la musica di Glass aveva la necessità di trovare esecuzione grazie alle dita e alla testa delle sorelle Labèque che della pandemia spirituale dello spartito hanno fatto magia, rincorrendosi, afferrandosi, picchiandosi per poi lasciarsi e riafferrarsi di nuovo. Mentre il tempo non passa. Perché non c’è tempo nelle partiture di Glass. Dove invece si passa nel tempo. Qui grazie ai tasti di due sorelle terribili.

Corrado Ori Tanzi

Philip_Glass_in_Florence,_Italy_-_1993
le sorelle Labeques
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Labeques-Glass
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