Un’aliena nel mondo del pop. Una voce da contralto che più si alzava più scendeva nelle corde emozionali del pubblico. Una curiosità artistica che la fece volare dalla canzonetta da spiaggia (la celeberrima Un’estate al mare) all’esecuzione di un’aria contemporanea contrappuntata da soli vocalizzi (Black image). Un amore di sangue per la lirica (mamma soprano, nonno baritono), la contaminazione tra generi musicali e la sperimentazione vocale come ossigeno con cui iniettare il proprio percorso artistico.

Giuni Russo ci manca dal 2004, quando ci lasciò a soli 53 anni. Oggi abbiamo la possibilità di ascoltarla nella sua estensione da cinque ottave in un nuovo album, Aliena – Giuni dopo Giuni, prodotto da Maria Antonietta Sisini, sua manager e per 35 anni compagna di vita, nonché coautrice con la cantante-autrice di Palermo. 

Un fiore nuovo nella sua discografia

Dieci canzoni, di cui quattro inedite più una ghost track finale, per un progetto che, attraverso il recupero di demo completate in studio con brillanti arrangiamenti e la rielaborazione di alcuni dei suoi brani più notevoli, si presenta più come fiore nuovo che celebrazione dell’artista.

Per chi scrive, due gli episodi più toccanti. La commovente La forma dell’amore (di cui la versione rimixata costituisce la ghost track di cui sopra), sbocciatura armonica cangiante di una dolcezza tale che Bellini o Puccini avrebbero volentieri rubato, e Song of Naples (O sentiero d’ ‘o mare) che, su una melodia classicamente partenopea, mette in luce la vocalità di Giuni Russo, in tutta la sua potenza, si alza a tinteggiare un’ultima giornata di sole nella vita. 

Fu l’ultimo brano che il duo Russo-Sisini compose, solo qualche mese prima che la malattia terminasse il suo corso e Giuni iniziasse un nuovo cammino, una dedica a suo padre, pescatore dentro cui si percepisce la dolente accettazione del prossimo destino.

Umano e divino si toccano

C’è anche lo spazio del gioco. In Pekino la cantante si diverte a gorgheggiare in un idioma proto-cinese un ossequio all’Opera di Pechino, una prova che si costruisce attraverso una serie di ardite improvvisazioni vocali per riportare a noi l’emozione che la colse quando assistette alle rappresentazioni della tradizionale forma d’opera cinese che mescola musica, canto, danza, pantomima e dramma. 

La “signorina Giuseppa”, come lei stessa soleva prendersi in giro, offre in questo disco la sua visione dell’umano e del divino, la portata della fede e l’imperfezione dell’essere umano. Risuona qua e là l’eco della collaborazione con Franco Battiato, ma le canzoni, prese d’assieme, vanno ben oltre il singolo rimando musicale. Anche grazie al lavorio sapiente dell’ingegnere del suono Pino Pinaxa Pischetola e di tutti gli arrangiatori e musicisti che hanno collaborato all’esecuzione del disco.

Giuni Russo merita un approfondimento che nel nostro Paese non ha ancora avuto. Un’artista del genere all’estero avrebbe ricevuto ben altra accoglienza da parte della cultura. Fu un vulnus per lei. Indietro non si può tornare. Ma possiamo andare avanti. Permettendo a un’aliena di raggiungerci. 

Corrado Ori Tanzi

Giuni Russo
Giuni Russo
Giuni Russo
cd Giuni Russo
Giuni Russo
vinile Giuni Russo
front cover Giuni Russo
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