Nel momento in cui la fantascienza in letteratura abbandona distopia e post-apocalisse per spostarsi verso il Solar-punk, vale a dire la ricerca dello Spazio inteso come casa, nuova terra da abitare per trovare una via d’uscita da un pianeta Terra sempre più piccolo e sempre più in pericolo, Joyce Carol Oates ci arriva con un romanzo, Pericoli di un viaggio nel tempo (La nave di Teseo, 336 pagg., 20 euro), in cui il rimbalzo dal qui e adesso viene coniugato in modo temporale.

L’eclettica e prolifica scrittrice di Lockport, cattedratica universitaria in California e membro dell’American Academy of Arts and Letters, si getta da uno scoglio impervio per entrare in acque non sue. In cui alla fine riesce anche a stare a galla, ma dimostrando tutta la distanza che c’è tra tuffatore e nuotatore professionista e chi ha sulle spalle solo qualche lezione teorica.

Ritorno a l’altro ieri

Una vera epopea quella di Adriane Strohl, diciassettenne abitante degli Stati del Nord America Rifondati, esiliata da una società che non permette dissenso e dimostrazione di un talento che esca dalla media nazionale. La ragazza viene catapultata in una città del Winsconsin (Wainscotia Fall) immersa nel 1959, ottant’anni più indietro al suo presente. 

Nessun più contatto con la famiglia, cambio d’identità (si chiamerà Mary Ellen Enright), di indirizzo scolastico e nuova vita in cui il primo compito a cui è chiamata è adoperare tutta la flessibilità di cui dispone per adattarsi all’assenza di ogni oggetto, metodo e consuetudine acquisiti in quel quasi secolo di modernità. A partire dai libri cartacei, le macchine da scrivere in luogo dei computer, le biblioteche come luogo fisico per la conoscenza di un’era pre Google. Dovrà vivere nel passato per quattro anni e se non si dimostrerà disciplinata verrà vaporizzata.

Buon mestiere

Che la fantascienza sia un terreno magico ce lo dice indirettamente uno dei significati cardine della rappresentazione artistica: incontrare una realtà-altra rispetto a quella materica che stiamo vivendo e un approfondimento di quella spirituale. Cosa di meglio di un genere che ha nel superamento di tempo e spazio il suo cuore pulsante?

Ma la sensibilità del campo non si acquista. La grande scrittrice americana qui sembra agire più da buona mestierante, guidando in modo non proprio impeccabile le tempistiche d’azione e pensiero della sua protagonista e l’adeguamento a una tale folle prigionia. Apre un lato sentimentale che piano piano fa un sol boccone dell’intera storia e anche le pagine finali emanano un che di troppo anticipato o tagliato perché dalla prima stesura dovevano sparire un tot di pagine. Tutto ben scritto, ma tutto troppo superficiale ed elementare.

Pericoli fatali

Ben altra la recente prova letteraria di un scrittore non di genere fantascientifico, Ian McEwan, il cui Macchine come me dimostra un adeguato centro di gravità narrativo. Di Joyce Carol Oates si ama l’innata abilità a trovare un equilibrio esistenziale in una società i cui ingredienti sono la menzogna, il conformismo, il dolore, l’aggressività e la paura. Questo il suo naturale terreno di battaglia. Su un aspetto la scrittrice ha perfettamente ragione: i viaggi nel tempo contengono pericoli imprevisti che possono risultare fatali.

Corrado Ori Tanzi

J.C. Oates - Pericoli di un viaggio nel tempo
J.C. Oates - Pericoli di un viaggio nel tempo
J.C. Oates - Pericoli di un viaggio nel tempo
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J.C. Oates - Pericoli di un viaggio nel tempo
Oates_Pericoli-di-un-viaggio
J.C. Oates - Pericoli di un viaggio nel tempo J.C. Oates - Pericoli di un viaggio nel tempo J.C. Oates - Pericoli di un viaggio nel tempo J.C. Oates - Pericoli di un viaggio nel tempo J.C. Oates - Pericoli di un viaggio nel tempo Oates_Pericoli-di-un-viaggio

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