La conoscenza e l’impiego delle erbe officinali (o medicinali) è antica quanto l’uomo che da sempre si è servito di ciò che trovava in natura per curarsi e prevenire le malattie: forse casualmente oppure osservando il comportamento degli animali ha cominciato a utilizzare le piante per alleviare il dolore, cicatrizzare le ferite e disintossicare l’organismo. 

I messaggi nascosti nella segnatura

Anticamente si riteneva che in ogni pianta fosse presente una “segnatura”, un messaggio che poteva essere colto e interpretato istintivamente, seguendo il proprio intuito, anche senza le attuali conoscenze di anatomia e patologia: si sceglieva una determinata pianta in base alla somiglianza tra il suo aspetto esteriore e le parti del corpo dove si manifestava la malattia da curare.

Quando il prato era la farmacia e le erbe l’unica cura 

Il primo ritrovamento di un ‘prontuario medico’ basato sull’utilizzo di erbe officinali  risale agli antichi Egizi: Georg Ebers, egittologo tedesco, scoprì alla fine del 1800 un rotolo di papiri risalente al 1550 a.C.  in cui veniva descritta la preparazione di “rimedi per tutte le parti del corpo”, quando le piante, insieme ad amuleti e incantesimi, rappresentavano l’unico metodo di cura per le più svariate malattie. Preziosi documenti testimoniano l’uso specifico, anche se rudimentale di piante ed erbe a scopo terapeutico anche tra Cinesi, Fenici e Assiri, mentre Greci e Romani ci hanno lasciato trattati di botanica ed erboristeria rimasti in uso per tutto il medioevo.

Nel II° secolo d.C fu Galeno, medico greco, che sulla base degli insegnamenti di Ippocrate fece una prima classificazione delle piante e realizzò i primi i rimedi erboristici, antenati dei ‘preparati galenici’ ancora oggi ampiamente prodotti e utilizzati.





Gli orti botanici e la ‘medicina dei semplici’

In epoca medievale furono gli ordini monastici  a custodire le conoscenze ereditate dal passato contribuendo all’ampio sviluppo dell’erboristeria. Tra le mura dei conventi nacquero gli orti botanici e  la “medicina dei semplici”: venivano coltivate le erbe officinali, chiamate ‘semplici’ in quanto ritenute forze elementari, energie vitali che combinate fra loro permettevano di ottenere sostanze medicamentose più complesse, solitamente preparate in locali adiacenti, le prime farmacie. Grazie all’apporto dell’esperienza medica araba ci si arricchì del prezioso metodo della distillazione con il quale diventò possibile estrarre i principi attivi delle piante e, a partire dal XVII secolo, ebbe inizio un’attività di classificazione del mondo vegetale che culminò nella botanica sistematica realizzata da Linneo nel 1700. I prodotti erboristici rimasero in auge fino alla fine dell’800 quando, con l’avvento dell’industria farmaceutica, vennero via via sostituiti da quelli sintetici. 

L’azione terapeutica di ogni pianta è racchiusa nei principi attivi

Oggi si avverte chiaro un desiderio di tornare alla natura: vivere nelle grandi città, dove il contatto con le piante è estremamente ridotto, non ci permette di conoscerle da vicino e di apprezzarne le preziose virtù terapeutiche; spesso infatti possono offrirci un aiuto efficace in caso di semplici disturbi senza necessariamente sostituire la cura farmacologica del medico ma rappresentando un eccellente complemento.

L’azione terapeutica di ogni pianta è correlata al tipo e alla quantità di principi attivi da essa contenuta (glucosidi, alcaloidi, oli essenziali, tannini, mucillagini) ed è fondamentale tenere conto che in quantità eccessive possono risultare pericolosi per il nostro organismo; esistono eventuali controindicazioni che non vanno sottovalutate come l’assunzione durante la gravidanza e l’allattamento o una sensibilità individuale che predispone a reazioni allergiche.

I principi attivi non sempre sono presenti in tutta la pianta, spesso sono localizzati in una parte precisa (radici, fusto, foglie, fiori) di cui ci si serve per estrarli: la parte utilizzata prende il nome di droga ed è la materia prima impiegata nelle preparazioni erboristiche.

Distinguiamo tra i rimedi più conosciuti e di semplice utilizzo…

Le piante medicinali possono essere usate in diversi modi: per via esterna ci sono metodi di preparazione realizzabili a livello casalingo, come gli oleoliti (piante macerate in olio vegetale) spesso miscelati a glicerina e cera d’api per preparare unguenti cremosi oppure per via interna gli enoliti (i cosiddetti vini medicamentosi) ottenuti lasciando macerare nel vino le erbe anche per diversi giorni prima di essere filtrati e bevuti e gli idroliti (tisane): decotti e infusi ci permettono di sfruttare appieno i principi attivi delle piante sotto forma di bevande che vanno consumate subito dopo la preparazione per evitarne appunto la dispersione; si ottengono versando acqua bollente sulla quantità di droga prescritta, lasciando riposare coperto per 5-10 minuti prima di filtrare  e bere (infuso) oppure partendo da  acqua fredda a cui aggiungere la droga, portando ad ebollizione e lasciando sobbollire per 5-10 minuti, se si tratta di foglie e fiori, oppure per un tempo più lungo, fino a 20 minuti, in caso di radici, bacche o cortecce (decotto). 





…e quelli che richiedono l’esperienza e il parere di un professionista

Altri preparati invece richiedono la consulenza e i dosaggi di un professionista: le tinture madri (ottenute da una miscela di acqua e alcol partendo dalla pianta fresca), gli estratti secchi e fluidi e i gemmoderivati. Questi ultimi, chiamati anche macerati glicerinati sono ottenuti dalla macerazione in una soluzione di acqua, alcol e glicerina di parti della pianta ancora in crescita (giovani getti, gemme e amenti, le infiorescenze a grappolo); rispetto alle tinture madri hanno una gradazione alcolica più bassa e sono più tollerati, inoltre contengono composti particolarmente attivi in grado di svolgere un’azione disintossicante e di drenaggio profondo, eliminando le tossine attraverso gli organi emuntori (fegato, reni, polmoni, pelle) e ripristinando l’equilibrio.

Un prezioso sostegno nei momenti difficili

Oltre a supportare il nostro organismo in presenza di allergie, patologie articolari, problematiche gastrointestinali o dermatologiche i rimedi fitoterapici rappresentano un valido strumento di prevenzione e possono venirci in aiuto come trattamento sintomatico nelle manifestazioni psicosomatiche (insonnia, difficoltà digestive, disturbi dell’umore) legate alle tante difficoltà del periodo che stiamo vivendo, aiutandoci a  riportare un po’ di serenità nella nostre giornate.

Marzia Medagliani





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