Un documentario sconvolgente diretto da Sam Pollard realizzato a partire da file appena scoperti e declassificati, è il primo film che svela l’entità della sorveglianza e delle molestie dell’FBI nei confronti di Martin Luther King. 

La presentazione del MOMI

Il Museum of the Moving Image ha presentato il 23 febbraio il nuovo film su MLK organizzando un’ appassionante e intensa conversazione tra il regista e Jamila Wignot. Questo momento è stato molto importante perchè ha potuto svelare i pensieri, la preparazione e le scoperte che sono state le basi per la realizzazione del  documentario, oltre che uno spaccato fondamentale per comprendere più profondamente le vessazioni subite da parte del FBI.





Il materiale da cui è partita la realizzazione del documentario

Il celebre regista statunitense utilizza una serie di documenti, ottenuti attraverso il Freedom of Information Act e non sigillati dagli Archivi Nazionali, e alcuni filmati restaurati per raccontare la storia del governo americano che prende di mira gli attivisti neri, contestando il valore di alcuni degli ideali più importanti per la costruzione di una società civile. 

Sono presenti alcune interviste a personaggi chiave, come l’ex direttore dell’FBI James Comey, che contribuiscono a rendere più efficace la narrazione di questa sorprendente e tragica vicenda, che, come in un grottesco dejavu, risulta più che mai attuale.





Le parole di Sam Pollard

Sam Pollard ha raccontato di come due grosse compagnie di produzione abbiano fortemente voluto questo progetto e lo abbia sostenuto.

Il documentario è partito da una approfondita ricerca su tutto il materiale reperibile grazie al Freedom of Information Act e da un’ analisi attenta e sistematica in modo da poter far venire alla luce la verità fino ad ora celata. Il lavoro preparatorio, racconta il regista, è stato molto impegnativo perchè li ha impegnati per 20 ore al giorno per giorni e giorni, in modo da non lasciare inesplorato neanche un foglio o una fotografia.

Ha, anche sottolineato, di come l’ incontro con Gage sia stato un momento chiave per Pollard.





Il regista racconta che, analizzando il materiale fotografico e video, sia inequivocabile notare come Martin Luther King non fosse un rappresentate della sua comunità, ma un suo membro e di come questa sottile differenza sia assolutamente fondamentale per capire la potenza e il coinvolgimento dilagante che il suo messaggio ha scatenato. La gente lo vedeva come uno di loro, quindi ognuno diventava protagonista nella lotta per la libertà, e proprio questo ha fatto sì che gli oppositori lo temessero perchè comprendevano la forza di tutto ciò.

Sam Pollard, dice che è rimasto realmente sorpreso quando ha scoperto che FBI aveva tutti i filmati, tutte le parole i discorsi, ogni fotogramma, di quello che è avvenuto a Chicago. Questo gli ha fatto capire di quanto fosse permeante e totale la sorveglianza che venne messa in atto, nessun attimo della vita di MLK era solo suo.

Questo documentario è stato una responsabilità, per me, dice Sam Pollard,  perchè ero affascinato dal materiale e dall’argomento, ma ho dovuto decidere cosa fosse utile per raccontare la figura di MLK e cosa mi interessasse personalmente, tipo i documenti relativi alla storia d’amore, ma non fosse utile a raccontare il suo messaggio e chi fosse.





Uno spunto di riflessione

Tra il 1987 e il 1988  Sam Pollard ha lavorato sulla serie “Eyes on the Prize”, nella quale c’è un episodio che racconta il momento in cui Martin Luther King andò a Chicago per portare il movimento dal Sud al Nord, incontrando parecchia l’ostilità. Martin Luther King, infatti, non è sempre stato amato dagli americani. Una delle scene più rilevanti del film è quella in cui Beverly Gage racconta che l’unica volta che King J. Edgar Hoover, leader dell’FBI, si sono incontrati durante un sondaggio su chi fosse più popolare. Hoover era molto più stimato di King. Oggi Hoover è considerato un paria, ma all’epoca la maggior parte degli americani pensava che fosse un eroe.

Questo perché i servizi segreti godono di una reputazione talvolta immeritata e questo film può essere un campanello d’allarme in tal senso. 





Usa e diritti civili, una storia lunga e travagliata

Gli Stati Uniti sono un paese che è sempre costantemente alle prese con i problemi della razza, perché il suo passato si basa sullo sfruttamento degli schiavi. Le vicende narrate nel film sono particolarmente attuali, perché in America il razzismo non è mai scomparso. Gli uomini di colore che vengono assassinati dalla polizia, sono una storia che si ripete ogni giorno. Le amministrazioni, e non solo quelle repubblicane, sostengono che le strade sono pericolose e incoraggiano i cittadini ad utilizzare le armi per difendersi. Quello che il Dottor King ha passato e quello che sta succedendo oggi negli USA non è molto diverso. Alla fine del film, quando Beverly Gage cita il Primo Emendamento, spiegando quanto è importante avere il diritto di protestare, parla direttamente di ciò che sta accadendo oggi nelle strade d’America. Questo film sarebbe potuto uscire in qualsiasi momento e sarebbe stato comunque attuale, perché questi sono gli Usa, un   Paese che, finché non ci sarà una rivoluzione culturale, è destinato ad avere gli stessi ricorsi storici. 

Adriana Fenzi

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