Lo scorso 11 marzo avrebbe compiuto cent’anni e questi quasi trenta dalla sua scomparsa non hanno posato un grano di polvere sulla sua musica e la memoria che di lui abbiamo. Astor Piazzolla è stato un’autentica stella cometa. Con il suo bandoneon, è riuscito a toccare le corde più private degli ascoltatori innalzando il tango a livelli cosmici regalandogli un nuovo cuore, una nuova identità emancipandolo dagli schemi in cui strade, locali di quart’ordine e teatri argentini lo stavano vivendo.

El nuevo tango

Lo stil novo con cui forgiò il tango attraverso un’espressione compositiva personale che uscì dalla tradizione del ballo nazionale argentino, pur rispettandone la storia, aveva messo le radici in lui sin dalle prime lezioni parigine con la leggendaria Nadia Boulanger. Sedusse perfino la (corposa) parte conservatrice di un’intera nazione grazie alla fascinazione che ebbe su di lui il processo di orchestrazione derivante dalla musica classica, di cui fu sin dalla prima gioventù ascoltatore e poi studioso (Ginastera, Rubinstein, Stravinskij, Bartók e Ravel in primis).

Fu un gesto di pura avanguardia inserire timbri e coloriture provenienti dalla Grande Musica; dissonanze, contrasti armonici scatti ritmici derivati dalla forza espressionistica del jazz, perché se è vero che, seguendo la celebre definizione del collega Enrique Santos Discepolo, il tango è un pensiero triste che si balla, per Piazzolla era ancor più vero che esso esprime innanzitutto un’intimità liberatoria che parla la stessa lingua di altre esperienze musicali con le quali può e deve dialogare.

Da Accardo a Milva 

Ecco quindi gemme come Libertango, Oblivion, Milonga Del Angel, Otono Porteño (ma solo per citare arbitrariamente i primi titoli saliti dal pozzo), ecco la collaborazione con il suo amico di lunga data Salvatore Accardo, sfociata in quell’imperdibile (e praticamente introvabile) registrazione conosciuta col titolo di Le Grand Tango con l’Orchestra da Camera Italiana o la milonga in Re composta e dedicata proprio al violinista torinese. 

E che nelle melodie del compositore di Mar del Plata scorresse una poeticità popolare e contemporanea lo dimostra il legame artistico che ebbe con Milva. Ammaliato dalla sua voce sensuale, dal colore scuro e i toni bassi (e non meno dal portamento imperioso della cantante sul palco), Piazzolla scrisse brani solo per lei avventurandosi nella tournee El tango in scena per tre anni consecutivi in tutto il mondo di cui possiamo avere testimonianza nel disco (1985) Milva e Astor Piazzolla live at the Bouffes du Nord in cui le splendide interpretazioni, tra l’altro, di Che Tango Che, Balada Para Un Loco e Los Pajaros Perdidos dimostrano quanto fu dirompente il connubio tra i due.

Trascendente Astor

La vera grandezza artistica di Piazzolla fu quella di restare estremamente “musicista di popolo” obbligando una danza così connaturata nel folklore del paese che la aveva scoperta a tirar fuori la sua anima metafisica e a dimostrare quanto epica essa fosse. Le sue storie oscure, di amore e morte, di sesso e abbandono trovarono una nuova forza con la politonalità con cui questo magnifico e raffinato compositore permise al tango una nuova espressività per mezzo di rapide pennellate melodiche e cambi improvvisi che così bene si posavano sulla sua pelle.

Eterno Astor.

Corrado Ori Tanzi

Astor Piazzolla
Astor Piazzolla
Astor Piazzolla
Astor Piazzolla
Astor Piazzolla
Astor Piazzolla Astor Piazzolla Astor Piazzolla Astor Piazzolla Astor Piazzolla

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.