Nella malattia naturale da HIV, una piccola quota (1-2%) di individui infetti sviluppa titoli eccezionalmente elevati di attività sierica neutralizzante il virus HIV-1, il sottotipo di virus dell’immunodeficienza umana con la maggiore prevalenza in tutto il mondo rispetto al virus HIV-2, diffuso praticamente solo nell’Africa occidentale. Gli anticorpi isolati da questi individui hanno dimostrato di essere altamente attivi contro un’ampia gamma di diversi ceppi di HIV, tanto da essere definiti anticorpi ampiamente neutralizzanti (bNAb). Poiché, nei modelli animali di laboratorio, questi anticorpi sono in grado di prevenire l’infezione da HIV, grande è l’interesse della ricerca mondiale per lo sviluppo di un vaccino contro l’HIV nella popolazione umana. Attualmente, però, le informazioni sugli anticorpi neutralizzanti nei pazienti africani o di altra nazionalità che hanno contratto l’infezione sono ancora scarse, mentre si fa sempre più sentita l’attesa per lo sviluppo di strategie vaccinali contro l’HIV soprattutto nelle aree geografiche dove il contagio è più diffuso. 

Le sperimentazioni su cisgender e transgender

Purtroppo, secondo due studi appena pubblicati sul New England Journal of Medicine, l’infusione nella specie umana di un anticorpo ampiamente neutralizzante (bNAb) anti-HIV-1 sembra non impedire l’acquisizione del virus stesso in modo più efficace del placebo. A condurre la sperimentazione è stato il team di Lawrence Corey, del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle negli Stati Uniti, che ha provato a somministrare in modalità casuale 10 infusioni di bNAb (VRC01) a basso [10 mg/kg] o ad alto dosaggio [30 mg/kg] contro placebo a 2699 uomini a rischio cisgender – ovvero a loro agio con il proprio genere biologico (dal latino cis, “al di qua”, come “cisalpino”, opposto a trans, “al di là”, come “transalpino”) e transgender nelle Americhe e in Europa, e a 1924 donne a rischio in Africa sub-sahariana.

La difficoltà di proteggersi tout court dall’HIV-1

Gli eventi avversi erano simili per numero e gravità nei gruppi in trattamento all’interno di ogni studio: tra i 2699 partecipanti l’infezione da HIV-1 si è verificata in 32 casi nel gruppo a basso dosaggio, 28 nel gruppo ad alto dosaggio e 38 nel gruppo placebo. Tra i 1924 partecipanti l’infezione si è verificata in 28 casi nel gruppo a basso dosaggio, 19 nel gruppo ad alto dosaggio e 29 nel gruppo placebo. In pratica, gli anticorpi ampiamente neutralizzanti VRC01 non hanno potuto impedire l’infezione da HIV-1 in modo più efficace del placebo, anche se le analisi degli isolati di HIV-1 sensibili a VRC01 hanno fornito la prova che il concetto della profilassi bNAb può essere efficace. A detta degli autori, l’immunizzazione passiva con VRC01 protegge effettivamente dall’acquisizione di HIV-1, ma solo da virus altamente sensibili all’anticorpo. E in ogni caso anche per questi virus sensibili la protezione non appare assoluta.

Una battaglia contro una pandemia lunga 40 anni

L’induzione di anticorpi ampiamente neutralizzanti (bNAbs) è considerata il Santo Graal per un vaccino preventivo contro il virus dell’immunodeficienza umana (HIV), ma a 40 anni dall’inizio della pandemia di HIV, questo obiettivo non è stato ancora raggiunto. Il successo probabilmente richiederà il sequenziamento di più molecole immunogene in grado di indurre anticorpi che possono colpire epitopi di neutralizzazione |quelle piccole parti di antigene che legano l’anticorpo specifico| ben nascosti sulla proteina del capside virale. Al contrario, in alcune persone con infezione da HIV la natura ha ottenuto ciò che i vaccini non hanno ancora potuto stimolare: la generazione graduale di potenti bNAbs dotati di efficacia antivirale. 

Giorgio Cavazzini

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