La scena iniziale potrebbe stare in un western di Sergio Leone o in una storia di Don Winslow sul cartello della droga in Messico. Carica di vendetta, Serafina si prepara, insieme ai suoi scherani, a un regolamento di conti atteso da tanti anni. A Salto de la Tuxpana, un paesino lontano dal pensiero degli uomini. In Messico, appunto. Il poveretto si chiama Simón, un ex amante col torto di averla abbandonata durante una vacanza esotica tanti anni prima. 

Serafina non ci va per il sottile. L’attentato deve produrre un botto da far crepare il cielo. Tipa tosta la donna. Insieme alla sorella Arcangela ha trasformato una giovane esistenza di stenti e miseria in una vita autorevole. Usando testa e corpo, dopo tanta fatica le due hanno messo su un’attività che permette loro di esser chiamate con rispetto “le sorelle Baladro”. 

Una storia vera 

Jorge Ibargüengoitia scrisse Le morte (La Nuova Frontiera, 176 pagg., 15 euro) nel 1977, ispirato da un orrido fatto realmente accaduto nel 1964. Un ranch trasformato in un bordello dentro cui la polizia trovò i cadaveri di un’ottantina di donne, undici uomini e un mucchio di feti. Perché questo sono nel romanzo le sorelle Baladro. Tenutarie di una casa di appuntamenti, ma in realtà schiaviste di ragazze e assassine grazie alla consueta polpa per condire il piatto: politici e poliziotti corrotti. 

Quell’attentato è l’inizio della fine per le due sorelle. Tra l’inizio e la fine delle indagini, l’autore, uno dei più poliedrici del Messico, ci conduce con penna ferma e humour nero nel regno del cinismo dove turpitudini, infamie ed empietà vengono descritte con uno stile a dir poco britannico, più da club del libro in cui, tra biscotti e tè, appassionati del giallo s’incontrano per discutere di un libro poliziesco letto in settimana, che da crime story americana. 

Linguaggio studiato ad arte

Ibargüengoitia usa il linguaggio che più si sposa per far uscire la piattezza con cui la tragedia può prender corso nell’umana vita. Sottoporre alla mortificazione e dare castigo una donna richiede né più né meno lo sforzo che ci tocca per addentare una mela. La crudeltà diventa pane quotidiano in una comunità in cui l’etica non si sa cosa sia e la pietas è considerata parte del proprio agire qualunque cosa si faccia, come se “il Signore è con me” a prescindere.

La distanza che pone l’autore tra i fatti e il modo in cui ce li fa arrivare amplifica la tumulazione della vergogna, lo specchio dell’impudenza di individui orrendi, il calore della sofferenza dei vinti. 

Riscopriamolo

Jorge Ibargüengoitia morì nel 1983 a soli 55 anni in un incidente aereo. Uno degli scrittori più poliedrici della sua terra, professore universitario all’Unam e alla Udlap. La Nuova Frontiera ha in catalogo anche il romanzo Due Delitti. Vale la pena leggerlo. Scoprirlo o riscoprirlo non arricchirebbe soltanto la nostra libreria di casa.

Corrado Ori Tanzi

N3-2 Jorge Ibargüengoitia scrisse Le morte
Jorge Ibargüengoitia scrisse Le morte
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