Dagli inizi si capì che era oltre il punk. Incapace innanzitutto per testa, e poi per sangue, di consegnarsi al no future e alla spettacolarizzazione del mai abbracciato nihilismo con comportamenti distruttivi contro sé e la società comunque intesa. John Graham Mellor, in arte Joe Strummer, fu con i Clash l’anima barricadera di un’energia creativa (non solo musicale) che cercò l’aggregazione delle genti e non una rivolta spaccatutto dentro cui qualcuno si sarebbe comunque arricchito.

Dalle ceneri di London Calling alla resistenza di Sandinista, Strummer ha cercato sempre di mettere il naso fuori da Brixton evitando di dare una qualunque patente di espressività artistica a un volto sanguinante perché colpito dal coccio di una bottiglia.

Patchanka musicale

Una volta uscito dai Clash, la sua militanza artistico-politica la dimostrò abbracciando un meticciato di linguaggi musicali che imbarcò lo ska, il dub, i ritmi africani, il reggae, il soul, il folk e pure il tanto odiato (dalle punk band) rock’n’roll. 

Una sommossa all’interno del più sovversivo movimento musicale del dopoguerra che da solista dovette fermarsi per un ingrato giro del destino che ce lo portò via a un passo dal Natale 2002 per via di un infarto.

Un best della sua arte post Clash è ora incorniciato in Assembly, raccolta che contiene rarità e singoli che segnarono la seconda vita artistica di Strummer, da Yalla Yalla a Coma Girl, dalla sua versione della celeberrima Redemption Song di Bob Marley a Love Kills, il brano scritto per Sid & Nancy, il film del 1986 sul tragico rapporto tra Sid Vicious e Nancy Spungen.

Tra le chicche, la riproposizione live di Rudie Can’T Fail e I Fought The Law, eseguite coi Mescaleros a Londra poco più di un anno dalla morte, la versione acustica di Junco Partner. E forse una chicca non sarà ma riascoltare Tony Adams, con tutto quel che il titolo si porta dietro, fa venire ancora la pelle d’oca.

A dare quel tocco in più all’antologia le note di copertina scritte per l’occasione da Jakob Dylan, da sempre dichiaratosi apertamente fan di Strummer.

Carica rivoluzionaria

Quel che a Strummer non fece mai difetto fu l’urgenza di dare suono e voce alla carica rivoluzionaria che aveva dentro, la coscienza di una prospettiva altra rispetto alle ingiustizie sociali, l’accettazione dormiente della corruzione della classe politica, il vomito umano del razzismo. E lo fece abbracciando tutto ciò che, rientrando nelle sue corde, la musica conteneva per dimostrare che chiunque potesse cambiare un pezzetto di sé. 

«La gente può cambiare tutto quello che vuole e questo significa tutto nel mondo», disse lui una volta, sintesi di un immarcescibile spirito battagliero che non vedeva confini umani e frontiere artistiche. Con la sua pronuncia che, pur tra tanto crossover, non perdette mai quel tipico suono UK, Strummer fu una liana contro le contraddizioni di una comunità globale che creava e si arricchiva con il disagio (e se disagio non c’era lo costruiva).

Conosci i tuoi diritti, il futuro non è scritto, cantò. Via i fazzoletti, Joe is alive and kicking.

Corrado Ori Tanzi

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Joe Strummer - Assembly
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