Anche i tumori, a dispetto di quello che si può immaginare, hanno la forza devastante di una pandemia. Se fino ad oggi Covid-19 ha causato tra gli italiani circa 120 mila decessi, nello stesso tempo i tumori ne hanno determinato ben oltre 170 mila, un’onda lunga che non si potrà fermare “semplicemente” con un vaccino. 

Nella lotta contro il cancro, sia a livello europeo sia nazionale, una delle possibili azioni per poter sconfiggere e comunque curare i tumori è rappresentata dalla medicina nucleare e, ultimamente, dalla teragnostica, che evidenziano potenzialità sempre maggiori non solo nel percorso di diagnosi, ma soprattutto in quello terapeutico. 

In questo momento caratterizzato dalla volontà della comunità europea di stimolare un vasto progetto di riforma per la sanità, ci troviamo di fronte ad un’eccezionale opportunità che il nostro Paese deve essere pronto ad accogliere per sconfiggere una delle malattie più impegnative del pianeta. Vediamo quali sono le iniziative messe in campo dall’Europa per favorire le prospettive di sviluppo della medicina nucleare nelle cure oncologiche. 

Il piano europeo per battere il cancro

Il 3 febbraio scorso la commissione europea |CE| ha pubblicato Europe’s Beating Cancer Plan |BCP|, che getta le basi strategiche della lotta contro il cancro della CE rinnovando l’impegno per la prevenzione, il trattamento e la cura di queste patologie tumorali e riconoscendo le crescenti sfide l’opportunità utile a superarle. Le scienze radiologiche e la medicina nucleare rappresentano una di queste opportunità, tanto che 2 giorni dopo la CE ha pubblicato l’analisi delle nuove linee guida sull’Action Plan for Medical Application of Radiology and Nuclear Technology. 

Il piano, che si pone come obiettivo la valorizzazione delle scienze radiologiche e nucleari per curare importanti patologie – in primo luogo quelle tumorali – rappresenta dunque una svolta importante, che deriva dal più ampio Piano d’azione SAMIRA |Strategic agenda for medical ionising radiation applications|, che si pone il raggiungimento di 3 obiettivi: la sicurezza della fornitura di radioisotopi, il miglioramento della qualità e della sicurezza delle radiazioni in medicina e facilitare l’innovazione e lo sviluppo tecnologico delle applicazioni delle relazioni mediche ionizzanti. 

La commissione europea darà, inoltre, il via ad un’iniziativa che riunirà i centri specializzati nei radioisotopi con l’obiettivo di mantenere la leadership mondiale dell’Europa sia nell’offerta di radioisotopi per uso medico sia nello sviluppo e nell’introduzione degli stessi nella pratica clinica. 

Le ricadute sulla salute del progetto SAMIRA

Le azioni a sostegno della fornitura efficienti di radioisotopi aiuteranno a garantire ai cittadini dell’UE accesso diagnosi e cure oncologiche di alto livello e lo stesso progetto SAMIRA mira a garantire i più elevati standard di sicurezza nell’accesso alle tecnologie radiologiche e nucleari, con iniziative educazionali per ricercatori e professionisti del settore. In questo ambito trova applicazione la “teragnostica”, una delle innovazioni più importanti della medicina nucleare degli ultimi anni. 

A spiegarcelo è Claudio Zanon, direttore sanitario dell’Ospedale Valduce a Como e di Villa Beretta a Costa Masnaga, Lecco, nonché direttore scientifico di Motore Sanità.

«Per citare solo i punti principali, la teragnostica combina insieme diagnosi e terapia, ma oltre alla chemio e radioterapia, ai farmaci biologici e all’immunoterapia, c’è anche la terapia radio-metabolica/recettoriale. Nell’ambito delle armi a nostra disposizione per sconfiggere il cancro, questa è una terapia in cui si somministrano per via endovenosa degli isotopi radioattivi che si concentrano su alcune sedi tumorali, una specie di “magic bullet” preconizzata fin dagli anni Cinquanta del secolo scorso dal meccanismo d’azione così specifico e selettivo da far sì che questi trattamenti siano efficaci solo per alcune specifiche forme tumorali. Il capostipite è lo iodio 131 che, nel trattamento del carcinoma tiroideo metastatico ha rappresentato un punto fermo non solo di cura, ma anche di guarigione per questi pazienti. Naturalmente, tali trattamenti aprono nuovi scenari relativamente allo sviluppo della medicina nucleare nel nostro paese».

Teragnostica e tumori neuroendocrini

Una delle più innovative applicazioni della teragnostica degli ultimi anni è quella contro i tumori neuroendocrini |NET| che interessano un ampio numero di organi: dal polmone ai bronchi, all’intestino, al retto, all’appendice, fino al pancreas. I più diffusi naturalmente sono quelli che riguardano il tratto gastro-entero-pancreatico |GEP-NET|, spesso asintomatici ma già diffusi, con una sopravvivenza a 5 anni bassa, che diventa inferiore al 50% ina caso di metastasi. 

«L’incidenza di questi tumori rari – aggiunge Zanon – si aggira intorno ai 4 casi per 100.000 abitanti con la tendenza a crescere all’avanzare dell’età. I NET del pancreas e del piccolo intestino sono i tumori più frequenti del tratto gastro-entero-pancreatico con una prevalenza rispettivamente del 22% e del 25%. A caratterizzare questi tumori è la presenza, o meglio l’iperespressione dei recettori per la somatostatina che vengono sfruttati per contrastare la neoplasia. Da anni si utilizza un approccio simile con i cosiddetti analoghi della somatostatina, definiti “freddi” perché non veicolano radiazioni pur essendo capaci di inibire la proliferazione cellulare stabilizzando la malattia oncologica. Ma se leghiamo ai recettori qualcosa che porta con sé energia distruttiva, questa aumenta la capacità d’azione del farmaco. È quanto avviene con il lutezio |177Lu| oxodotreotide».

Un’importante novità nella cura dei NET

Si tratta dunque di un radiofarmaco che, pur utilizzando un analogo della somatostatina, viene “caricato” con radiazioni in grado di distruggere selettivamente le cellule tumorali primitive e metastatiche. A dimostrarlo sono i risultati dello studio clinico di fase III NETTER-1 che evidenziano un significativo aumento – pari al 62,5% al 20° mese di follow-up – della sopravvivenza libera da malattia e della sopravvivenza generale nel gruppo di pazienti trattato con questo farmaco rispetto al gruppo di controllo che ha ricevuto invece un analogo “freddo”.

«Tanto che l’Agenzia italiana del farmaco |AIFA| ha approvato l’uso del lutezio |177Lu| oxodotreotide per il trattamento di pazienti adulti con GEP-NET ben differenziati, progressivi, non asportabili o metastatici, positivi ai recettori per la somatostatina e che non rispondono o non rispondono più agli analoghi freddi della somatostatina», sottolinea il direttore di Motore Sanità. Purtroppo, la terapia viene applicata con differenze sostanziali tra le varie regioni, sia per la presenza di strutture in grado di farlo, sia per questioni culturali e amministrative».

Work in progress per la teragnostica

La teragnostica è un campo di ricerca terapeutico in continua evoluzione, che vedrà l’applicazione di sostanze come il torio 227 in diversi tipi di tumore come il carcinoma mammario, il cancro alla prostata e il mesotelioma. Un’altra tecnica interessante è quella che impiega il PSMA, un antigene prostatico specifico di membrana, per identificare precocemente le recidive di tumore della prostata. Presto sarà disponibile il PSMA marcato con lutezio-177 e radio-223 per una terapia radionuclidica mirata. Per essere più precisi possiamo, dunque, definire questa radioterapia una terapia che mira a veicolare radiazioni ionizzanti su bersagli sempre più piccoli, addirittura molecolari.

«Questa terribile pandemia che stiamo vivendo da più di un anno ha dimostrato come investire in sanità e in ricerca scientifica e non tagliare, soprattutto in un momento economicamente complesso come questo rappresenta il motore per la ripartenza del nostro paese», avverte Orazio Schillaci, rettore dell’Università di Roma “Tor Vergata” e direttore dell’Unità operativa complessa di Medicina nucleare del Policlinico Tor Vergata di Roma. «Credo che la teragnostica rappresenti sicuramente il futuro della medicina nucleare. Teragnostica significa mettere insieme diagnosi e terapia all’interno di un approccio innovativo che si rifà alla medicina di precisione, la quale si coniuga molto bene con quella che oggi è la visione moderna della medicina. Una medicina che, in questo terzo millennio, deve diventare sempre di più personalizzata, ma anche predittiva, preventiva e partecipativa». 

La ricerca è il motore dell’innovazione

Il fatto, continua il rettore dell’ateneo di Roma, che la comunità europea si interessi di queste problematiche ci fa capire quanto l’innovazione, che da sempre ha al suo interno la medicina nucleare, sia importante per cercare di sconfiggere le malattie oncologiche e superare la medicina non personalizzata. «Perché cercare di dare a un malato la miglior cura possibile? Credo sia il modo migliore per sconfiggere le neoplasie e la sfida da raccogliere nel prossimo futuro. E la medicina nucleare è pronta per questo. Da molti anni ormai i ricercatori italiani in campo medico nucleare eccellono sia a livello europeo, ma anche di tutto il mondo per la qualità e la quantità di lavori scientifici pubblicati, che sono un po’ il motore – a mio giudizio – dell’innovazione». 

Giorgio Cavazzini

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Un pensiero su “La lotta ai tumori oggi si avvale della teragnostica : uno strumento di diagnosi e terapia innovativo figlio della medicina di precisione”

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