Che i nazisti (e il nazismo) fossero finiti con il V-E Day (Victory in Europe Day) dell’8 maggio 1945, che sanciva formalmente la fine del secondo conflitto mondiale, non ci credettero gli stessi sconfitti e ancor più i vincitori. Che certi figli del Terzo Reich potessero risultare utili se utilizzate le loro preziose competenze di campo contro l’Unione Sovietica lo capì ben presto il governo americano.

Ultimamente la letteratura tedesca ha riscoperto il tema con due ottimi libri. Qualche mese fa presentammo L’Inverno della fame di Harald Gilbers, ora è il turno di un corposo (in tutti i sensi) romanzo di Chris Kraus, Figli della furia (Sem, 912 pagg., 22 euro). Una storia che racchiude tanto il terrore creato sotto la svastica quanto il cinismo del dopoguerra che, a nemico mutato, mostra quanto possa essere stato naturale cancellare col bianchetto orrori e responsabilità di cui si resero protagonisti che poi furono chiamati a continuare a fare Arlecchino però sotto un secondo padrone.

Da una storia vera

L’autore, 58 anni, un nonno con il suo fiero curriculum di criminale nazionalsocialista e la medaglia di “mai pentito” addosso, partendo da una storia realmente accaduta racconta l’epopea dei due fratelli Solm, Hub e Koja, due caratteri del tutto antitetici che si trovano ad affrontare lo stesso inferno pur prestando servizio nelle SS e non proprio per dovere imposto.

Nella loro famiglia c’è anche la sorella adottiva Ev, di sangue ebraico, per la quale i ragazzi sentono un amore totale e che Koja, ormai tenente, cerca con tutte le sue forze di salvare quando la notizia delle sue radici raggiunge il commando nazista.

Un testo durissimo

Tra Germania, Lettonia, Israele, Russia e poi ancora Germania il filo d’Arianna copre in parallelo i due protagonisti, dal loro arruolamento, passando per l’operatività sui campi di battaglia che, con il suo carico di inaudite violenze e turpitudini, trasforma i soldati non fanatici in automi per personale sopravvivenza, fino alla sopravvivenza guadagnata come spie dei servizi segreti occidentali quando appunto le bombe cessarono.

Una storia durissima raccontata senza economie di pagine e con una scrittura per niente consolatoria. Del tutto lucida a illustrare come a continuità del male che fa presa sulla società in ricostruzione si esalti nelle meschinità delle scelte e dei comportamenti, nella vigliaccheria di chi non è affatto obbligato a prendere certe decisioni che favoriscano la realpolitik contro l’etica e la morale umana ma che, avendone il potere di farlo, lo usa nella fede (più che nella convinzione) di fare la cosa adatta.

Menzogna tedesca

Chi lancia strali contro il processo di Norimberga potrebbe cospargersi di cenere il capo attraverso la lettura di questo romanzo furioso. Se tanti autori di atrocità eseguite per il culto di Hitler trovarono scampo nel dopoguerra fu grazie a quegli ex nazisti che, rimasti seduti nel loro scranno di magistrati, riuscirono con eccelsa strategia e diabolica intelligenza a trovare ingegnose soluzioni per far cadere in prescrizione le azioni dei camerati “meno fortunati”. 

E così sarebbe bello che si aprisse un’ammenda pubblica su come e con quali forze fu combattuta la Guerra Fredda. La Germania poi sì si sarebbe trasformata. Ma grazie a un’altra generazione. Quella che oggi viaggia sui settant’anni abbondanti. 

Le Monde ha recensito Figli della furia in un pezzo dal titolo Nel cuore della menzogna tedesca. Perché in effetti di questo si tratta. Un’enorme bugia che in più di qualche caso ha ucciso per la seconda volta le vittime. Potere della letteratura. E della penna di Chris Kraus ovviamente. Che se volesse fare una capatina da noi avrebbe modo di impegnarsi in un’altra tanto robusta ricerca sul tema.

Corrado Ori Tanzi

Chris Kraus
Chris Kraus
Chris Kraus
kraus e cover
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