Ieri sera, dopo 200 giorni di chiusura causata dalla pandemia, ha riaperto il Teatro alla Scala, tempio della lirica, uno dei simboli maggiori della cultura e della storia di Milano e dell’ Italia intera. Il concerto è stato pregevole, ma ancor pregevole è stato il simbolismo legato alla riapertura del teatro stesso. Non per niente il pezzo più apprezzato è stato il coro del “ Va Pensiero” dal Nabucco. Un inno che da sempre infiamma e commuove il cuore degli italiani. Che ancora una volta è risuonato alla Scala, così come è risuonato tante volte per celebrare momenti importanti della nostra storia. Momenti di rinascita, momenti in cui il Paese, come una splendida fenice, ha saputo rinascere dalle sue ceneri. 

Così come venne intonato in quello stesso teatro nel marzo del 1948, quando Milano e la Scala divennero uno simboli del nostro Risorgimento. 

Lo stesso vale per l’11 maggio di 75 anni fa quando il Teatro alla Scala venne riaperto, ricostruito dopo i drammatici bombardamenti che nella notte tra il 15 e il 16 agosto 1943, distrussero il teatro e buona parte di Milano. 

Dopo solo un anno dalla fine della guerra la Scala era già completamente ricostruita. Miracolo dell’ ingegno, della voglia e della capacità di fare dei Milanesi. 

Greppi e Magni

Miracolo del Sindaco, Antonio Greppi, che lo volle esattamente com’era prima: per dignità, per orgoglio ma, più che mai, per difendere l’identità della città dopo le innumerevoli sofferenze patite. 

E dell’assessore alla Cultura, Achille Magni, artefice con Greppi di quel miracolo, animato da solidi ideali mazziniani e dal desiderio di restituire a Milano uno dei propri simboli, convinto com’era che quel teatro non fosse solo uno straordinario luogo culturale ma l’essenza stessa di una città che era stata la culla del Risorgimento e degli ideali resistenziali, la città di Verdi e Manzoni, la città in cui aveva sfilato il Comitato di Liberazione Nazionale il 25 aprile del ’45. Ma anche città anima dei principali movimenti culturali nati nel nostro Paese. La città dell’editoria e del giornalismo. 

Arturo Toscanini

Non a caso, quella sera di maggio, a dirigere il concerto nella Scala ricostruita fu il maestro Arturo Toscanini: il più grande direttore d’orchestra dell’epoca e uno dei più grandi della storia, che era stato, per tanti anni, l’anima stessa della Scala.  Artista simbolo della rinascita del paese dopo il ventennio fascista. Il galantuomo che aveva dovuto lasciare l’Italia dopo essere  stato schiaffeggiato dai fascisti davanti al Teatro Comunale di Bologna per essersi rifiutato di suonare l’inno fascista Giovinezza, il galantuomo divenuto esso stesso un emblema della nuova Italia che venti giorni dopo avrebbe scelto la Repubblica ed eletto l’Assemblea costituente per lasciarsi definitivamente alle spalle il fascismo.
Il Maestro Arturo Toscanini animato dal sogno di un’Italia nuovamente unita, libera, democratica e giusta.  Come Giuseppe Verdi, un secolo prima, fu  animato dal desiderio di un’Italia unita e libera. Gli ideali dei nostri due risorgimenti si tennero per mano quella sera di maggio alla Scala. La speranza è che, a questa unione ideale si aggiunga la serata di ieri, quale presagio di un nuovo risorgimento nazionale non solo dopo la pandemia ma anche dopo i molti decadimenti sociali, politici e culturali degli ultimi anni.

Anacleto Tenconi

Io, ovviamente, non ero presente  quella sera, ma ho avuto la fortuna di sentire i racconti di chi c’era in prima persona. Racconti che cito testualmente dagli scritti di Anacleto Tenconi:  “Quella sera il programma prevedeva diverse arie, tratte da capolavori della musica mondiale. Il Maestro Toscanini era emozionato, ma il suo gesto nel dirigere era fluido e sicuro come sempre, son in più un che di maestoso, quasi ieratico. Quando alzo la mano per incitare il coro e l’orchestra nell’esecuzione del “Va Pensiero” sembrò che l’ispirazione e la forza gli venissero direttamente  dall’Alto dei Cieli. Così come il  “Te Deum” fu,  più che mai, una preghiera rivolta al Cielo. Il maestro diresse come probabilmente mai nella sua folgorante carriera, ma nessun concerto fu mai ne sarebbe stato mai più come quello. Perché, quella sera,  non dirigeva soltanto per i tremila che avevano potuto pagarsi un posto in teatro, o che avevano avuto il privilegio : dirigeva anche per tutta la folla che occupava in quel momento le piazze vicine, davanti alle batterie degli altoparlanti. Dirigeva per tutti, in quell’Italia povera, lacera, straziata ma desiderosa di prendersi per mano e di guardare avanti. Dirigeva anche per i poveri, per chi non poteva permettersi il biglietto ma era ugualmente assetato di cultura, di poesia e di meraviglia dopo aver pianto infinite lacrime. Dirigeva per restituire a se stesso le emozioni della gioventù, per restituire una speranza ai milanesi e a tutti gli italiani, per imprimere un segno tangibile di rottura col passato e di rinascita, per tornare a sognare dopo aver perso ogni cosa”

Resistenza

 Toscanini era tornato a dirigere a Milano, caposaldo del Risorgimento e  capitale della Resistenza: per questo quel concerto è rimasto nella storia, per questo tutt’oggi lo ricordiamo. Per questo speriamo che il concerto di ieri sera rappresenti, ancora una volta, una rinascita.

Alberto Tenconi

Teatro alla Scala
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