La vita non finisce/È come il sogno/La nascita è come il risveglio/Finché non saremo liberi/Torneremo ancora/Ancora e ancora.

Sono due strofe di Torneremo Ancora, l’ultima sua composizione. Due anni fa. L’ultimo soffio con voce ferita di Franco Battiato. Poi il silenzio. Una ridda di voci sulle sue condizioni di salute. Il ritiro dai concerti e dalle composizioni. Una nuova condizione della sua esistenza, una nuova trasformazione dell’Io come lui stesso la avrebbe chiamata. Sofferente, dolorosa, ma sempre vita battente.

Fino al completamento del passaggio terreno, avvenuto oggi, 18 maggio 2021, nella sua casa di Milo. Un cammino durato 76 anni. Nel conto che gli umani fanno del Tempo.

Musicista sublime

Il brano citato parla di Reincarnazione, il pensiero escatologico, spirituale e non religioso, che seguì per un buon tratto il passaggio esistenziale del Maestro siciliano a cui nel 2012 venne dedicato un intero album, Apriti sesamo.

Franco Battiato è stato un musicista sublime. In grado di penetrare i solchi ultraterreni dell’arte musicale. Capace di parlare con la sperimentazione (Fetus, Pollution, Sulle corde di Ares, Clic), di elevare il pensiero e toccare le corde emotive col pop (il successo senza confini de La voce del padrone solo per citarne un titolo, anzi il titolo), di dar forma alla luce sonora con opere colte (Genesi, Gilgamesh, Messa Arcaica, Il cavaliere dell’intelletto, Telesio), di fare dell’elettronica linguaggio di infinita suggestione (Joe Patti’s Experimental Group).

E di dedicarsi ad altri. Anzi, ad altre. Alice, Milva, Giuni Russo. Come se la voce femminile fosse l’esatto opposto di completamento del canto umano la cui altra faccia è composta dai cori maschili.

Uomo senza confini

Franco Battiato ha dialogato con Wagner, Martini, Brahms, van Beethoven, Gurdjieff, Fleur Jaeggy, Proust, Leopardi, Pascoli, inserendoli nella sua scrittura, impreziosita di tanto in tanto dalle collaborazioni con Giusto Pio, Juri Camisasca e Manlio Sgalambro. E quando metteva a riposo la musica eccolo affrontare il cinema e la tela.

Il pensiero mistico, il sufi, la teoretica, la filosofia, la meditazione ne sono stati compagni e compagne per un’elevazione spirituale che poi sarebbe caduta a noi con canzoni di una profondità emotiva ben difficile da riscontrare nella musica contemporanea come Le sacre sinfonie del tempo, L’ombra della luce, Oceano di silenzio.

Tempo senza tempo

Uno Zeitgeist, il suo, che non conosceva confini di tempo, se mi passate l’antinomia lessicale. Che le sue composizioni toccassero ora le corde del secondo romanticismo tedesco, ora quelle del classicismo viennese, che la sua musica si permeasse della sensibilità propria delle romanze francesi o dei suoni avveniristici post-industriali, il filo comune era l’immortalità del genere umano. L’eternità del vivente, la continua trasformazione dell’essere pre e post mortem. A partire dal primo viaggio. Quello che oggi Battiato ha concluso. 

Per aspera ad astra, Maestro. Morendo questa tua vita inferiore non sei morto. Perché anche la morte muore. Ma questo è l’articolo che non avrei voluto scrivere così presto. E i tuoi affezionati ascoltatori leggere.

Corrado Ori Tanzi

Apriti sesamo
la voce del padrone
come un cammello...
messa arcaica
fisiognomica
Apriti sesamo la voce del padrone come un cammello... messa arcaica fisiognomica

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