Ve la immaginate una vita intera senza odori né sapori, con il rischio di subire frequenti interventi chirurgici? Ma il quadro si fa più complicato quando ad aggiungersi sono dolore facciale e mal di testa continui, ostruzione delle vie respiratorie con difficoltà a respirare, gocciolamento nasale, tosse, udito ovattato. Sono questi i principali sintomi della rinosinusite cronica con poliposi nasale, patologia infiammatoria cronica e persistente delle cavità nasali. Una patologia che colpisce il 2-4% della popolazione e che si osserva più frequentemente nelle persone over 40. Ad essere più colpiti sono gli uomini rispetto alle donne, con il 90% dei pazienti che soffre di disturbi del sonno che possono sfociare in disturbi dell’umore tra cui la depressione.

Un progetto corale per aiutare le persone con poliposi nasale 

È questo il tema della nuova campagna di sensibilizzazione “Vinci contro i disagi della poliposi nasale”, promossa dall’azienda farmaceutica Sanofi e patrocinata da 5 società scientifiche in collaborazione con le associazioni pazienti FederAsma e Allergie Onlus – Federazione italiana pazienti OdV e Respiriamo insieme Onlus, che fornisce a chi convive con questa patologia tutti gli strumenti per essere correttamente informato su sintomi, cause e fattori di rischio associati e individuare comodamente il centro di otorinolaringoiatria e allergologia più vicino attraverso il sito www.thenextbreath.it.

«L’impegno nostro – sottolinea Michele Barletta, responsabile Area Respiratorio-Franchise Immunologia di Sanofi – è stato quello di aiutare i pazienti a reperire le informazioni utili attraverso il canale digitale. Attraverso il sito dedicato le persone potranno accedere per trovare risposta ai propri problemi e disagi legato alla patologia, con la possibilità di cercare il centro specialistico più vicino a loro tra gli oltre 200 coinvolti, per supportarli lungo il percorso diagnostico-terapeutico».





Uno scoglio duro da abbattere con la sola chirurgia

«Spesso – ha spiegato Gaetano Paludetti, presidente Società italiana di otorinolaringoiatria e chirurgia cervico-facciale |SIOECHCF| e direttore dell’UOC di Otorinolaringoiatria del Policlinico universitario Gemelli IRCCS e Università Cattolica, intervenuto insieme ad altri esperti al webinar online dal titolo “Non sbattere il naso contro la poliposi nasale” – le persone affette da rinosinusite cronica con poliposi nasale, specialmente nelle forme più gravi, seguono un percorso di diagnosi e trattamento lungo e complesso con la necessità di ricorrere periodicamente alla chirurgia per liberare il naso. Difficilmente riescono ad arrivare ad una soluzione del problema attraverso le terapie croniche a base di cortisone, per via intranasale o sistemica, considerate fino ad oggi lo standard di trattamento».

All’origine della malattia c’è l’infiammazione di tipo 2

Comunemente considerata di origine “topica”, ovvero localizzata a livello delle mucose nasali dove si sviluppano i polipi, la poliposi nasale si configura invece come una patologia ben più complessa. Grazie agli avanzamenti della ricerca è migliorata la conoscenza della fisiopatologia e dell’immunologia alla base di questa patologia. L’80% delle persone affette da rinosinusite cronica con poliposi nasale negli Stati Uniti e nell’Unione Europea presentano livelli elevati di biomarcatori dell’infiammazione di tipo 2, che si è compreso essere la causa alla base della poliposi nasale.

«Si tratta in sostanza di una risposta iperattiva del sistema immunitario, caratteristica di altre malattie come l’asma, la dermatite atopica e la rinite allergica, le quali possono coesistere nello stesso paziente e ne aggravano ulteriormente il quadro», precisa Gianenrico Senna dell’Ospedale Civile di Verona e presidente della Società italiana di allergologia e immunologia clinica |SIAAIC|.





Contro la poliposi nasale ora ci sono gli anticorpi monoclonali

«La terapia standard per la poliposi nasale comprende farmaci topici locali, cortisonici, lavaggi nasali, antibiotici quando necessari, oltre all’intervento chirurgico», interviene Mario Bussi, direttore dell’Unità di otorinolaringoiatria dell’Irccs San Raffaele di Milano e presidente del CVII congresso della Società italiana di otorinolaringoiatria e chirurgia cervico-facciale |SIOECHCF| ancora in corso fino al 29 maggio p.v.

«A queste terapie si aggiungono nuovi farmaci biologici. Negli Stati Uniti l’utilizzo dell’anticorpo monoclonale dupilumab nel trattamento della poliposi nasale grave è già in atto. Noi siamo un po’ indietro, in quanto l’Agenzia italiana del farmaco |AIFA| ne ha autorizzato la prescrizione e la commercializzazione da appena due mesi e mezzo».

«Oggi – ha aggiunto Senna – possiamo intervenire sull’infiammazione di tipo 2 bloccando la cosiddetta “cascata infiammatoria” grazie a queste nuove terapie biologiche target a base di anticorpi monoclonali, che rappresentano una strategia terapeutica che agisce sulle cause profonde della patologia». 

Migliora la qualità di vita delle persone con questa patologia

Studi recenti, riferiscono gli esperti, hanno dimostrato che dupilumab è in grado di migliorare i sintomi, l’olfatto e la qualità di vita del paziente, riducendo il volume dei polipi nasali, la conseguente ostruzione nasale, con ricorso minore all’intervento chirurgico e all’utilizzo del cortisone sistemico. Può essere prescritto dagli specialisti otorinolaringoiatri, allergologi ed immunologi presso centri ospedalieri specializzati e somministrato attraverso iniezioni sottocutanee grazie ad un dispositivo sviluppato per consentire l’auto-somministrazione domiciliare da parte del paziente ogni due settimane. 

«Bene le terapie biologiche – ha concluso Paludetti – ma per capire come e chi trattare con questi nuovi farmaci occorreranno numerosi studi. Certamente rappresentano una frontiera molto interessante per la gestione e il trattamento della patologia».

Giorgio Cavazzini





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