Forse sono più le composizioni andate perdute nella storia della musica di quelle che oggi abbiamo a disposizione. Almeno fino all’avvento prima della stampa, e poi della registrazione e della fono riproduzione. Ma anche con le conquiste tecnologiche sempre più invadenti non è detto che tutto resti… o forse è meglio che questo non accada, e che qualcosa di “non necessario” venga perduto.

Quasi 50 anni di limbo

Questo non è il caso certamente del disco Donna Circo che 47 anni fa venne realizzato da due artiste di primo piano del panorama folk italiano: Gianfranca Montedoro e Paola Pallottino. La prima storica cantante dell’area jazz, e l’altra una delle più fini compositrici di testi della musica italiana (sue sono le parole di canzoni come 4 marzo 1943, Il gigante e la bambina, Anna Bellanna, La ragazza e l’eremita), ma soprattutto storica dell’arte e illustratrice.Il disco fu inciso nel 1974, e avrebbe dovuto uscire per l’etichetta discografica BASF Fare, che però lo ritirò pochi giorni prima della distribuzione.





Temi scottanti ora come allora

Donna Circo fu il primo disco femminista realizzato in Italia. Progettato come un concept album nacque in un periodo storico particolare e dall’urgenza di raccontare i problemi e le contraddizioni del comune vissuto quotidiano, attraverso dodici canzoni. Legate dalla metafora dei numeri del circo.

Ma il tutto non si è perso e grazie alla rimasterizzazione presso il No.Mad Studio di Torino da parte di Ezra Capogna, il disco “perduto” trova nuova vita uscendo finalmente sulle piattaforme digitali. In aggiunta, grazie a La Tempesta Dischi / Edizioni Red Stone (e la produzione sempre di Ezra Capogna) esce anche un altro album: Donnacirco, un nuovo progetto in cui dodici artiste italiane, colpite dalla straordinaria attualità dei temi trattati nei testi di Paola Pallottino, reincidono l’intero disco del 1974, aggiornandolo nell’arrangiamento musicale. Le dodici interpreti di questo nuovo progetto sono Alice Albertazzi, Angela Baraldi, Enza Amato, Eva Geatti, Francesca Bono, Marcella Riccardi, Meike Clarelli, NicoNote (Nicoletta Magalotti), Suz (Susanna La Polla De Giovanni), Una (Marzia Stano), Valeria Sturba e Vittoria Burattini. Mentre la band è composta da Chiara Antonozzi (basso), Irene Elena (chitarra) e Vittoria Burattini (batteria)

Abbiamo voluto saperne di più raggiungendo tre delle artiste coinvolte nel nuovo progetto. Ci hanno risposto Marcella Riccardi (MR), Eva Geatti (EG) e Francesca Bono (FB).





Come siete venute a conoscenza del disco del 1974 di Gianfranca Montedoro e Paola Pallottino?

MR: È stata Suz a coinvolgere noi artiste e a scegliere il pezzo più adatto per ognuna di noi. Recentemente ho scoperto che qualcuno già sapeva dell’esistenza del disco, e che aveva l’intenzione di ristamparlo. Addirittura un giornalista di Bologna, Gino Dal Soler, possiede una copia originale, distribuita a scopo promozionale negli anni ’70.

FB: Ne sono venuta a conoscenza solo quando Suz (Susanna La Polla) mi ha contattata per parlarmi del progetto, e da subito ho pensato che fosse una storia pazzesca, affascinante.

Le due autrici di allora vi hanno seguite nella realizzazione del disco? Se sì, in che modo?

EG: Paola (Pallottino, n.d.a) ha scelto la copertina del disco (per fortuna!). Francesca Ghermandi (disegnatrice di fama internazionale, n.d.a) ha iniziato ispirata dal disco un lavoro bellissimo illustrando tutte le canzoni, così alla fine avevamo un sacco di materiale e non riuscivamo a decidere. Quando Paola ha visto La scontorsionista ha detto “È questa!”.

Curiosa la vicenda dell’album originale “Donna Circo”. Pronto per la distribuzione e poi ritirato dalla stessa etichetta che doveva pubblicarlo. Voi come vi spiegate questo “censura” preventiva?

MR: In realtà, come ci ha detto Gianfranca Montedoro, il disco non è stato censurato. La mancata pubblicazione fu causata da meri problemi contrattuali. Quando il disco era pronto per uscire sul mercato l’etichetta discografica tedesca BASF decise di ritirarsi dal mercato italiano. Questi problemi commerciali spesso rischiano di distruggere gli artisti.





Quale è stato l’approccio al disco di quegli anni e come avete deciso di lavorare sugli arrangiamenti?

FB: Inizialmente abbiamo ascoltato il disco nella sua interezza e poi ognuna di noi si è focalizzata sul suo brano in modo da produrre una prima bozza che abbiamo girato ad Ezra (Capogna, n.d.a.). Abbiamo avuto piena libertà di espressione, ed è incredibile come, nonostante le diversità stilistiche di ogni musicista e interprete, alla fine il risultato prodotto dalla band a partire dai provini sia stato così coeso e coerente. Una magia trasversale ci ha percorse per deflagrare in un’esplosione di bellezza densa di significato.

La validità dei temi trattati è purtroppo molto attuale. Ma lo stesso linguaggio usato nel primo disco ha la stessa forza per scuotere le coscienze che avrebbe avuto allora?

EG: Per me i testi, che sono per lo più metafore, rimangono potenti e attuali. Sempre meno andiamo o conosciamo il circo, ma l’idea un po’ triste di quel baraccone è chiara nelle menti da quando siam bambine: può essere spettacolare certo, ma anche crudele e abusante.

Una metafora quella del mondo del circo per rappresentare la condizione femminile molto forte, nella vostra interpretazione l’avete sentita attuale?

MR: A me il circo sembra un mondo sorpassato, forse ingenuo, adesso che abbiamo infinite possibilità di svago. Come metafora però mi sembra eternamente valida. Il circo rappresenta le outsiders, i freaks, le nomadi, coloro che non si adattano ad una società costruita su regole patriarcali. 

EG: Io trovo che tutte le canzoni di questo disco siano terribilmente attuali, purtroppo. E ce lo stiamo un po’ dicendo tutte da quando abbiamo sentito l’originale Donna Circo.





Come è stato lavorare in collettivo? Come vi siete divise i compiti?

EG: Ognuna ha lavorato il proprio pezzo in autonomia o quasi. Io che non sono autonoma nella produzione musicale mi sono fatta aiutare dal Giulio Ragno Favero, per poi consegnarlo nelle mani delle nostre compagne della band (Chiara Antonozzi, Vittoria Burattini e Irene Elena) che hanno suonato tutto il disco in studio a Torino con Ezra che ha lavorato alla produzione.

MR: Il Covid ha reso tutto molto complicato, è stato difficile vedersi di persona per molto tempo. Noi cantanti abbiamo registrato una versione demo del nostro brano da mandare al produttore, Ezra Capogna. Basandosi su quelle versioni la band si è riunita qualche giorno a Torino nello studio di Ezra per registrare i pezzi. Noi cantanti abbiamo poi aggiunto la voce su queste ultime registrazioni.

Il mondo discografico in cui Montedoro-Pallottino decisero di realizzare il disco era segnato da un prepotente maschilismo. Oggi è cambiato qualcosa o sono passati quasi 50 anni invano?

EG: Io purtroppo sono molto estrema sulla questione e trovo che il problema non sia più il solo maschilismo (che è estremo e ridicolo ormai) ma il patriarcato proprio, come sistema più subdolo di esclusioni e soprusi.

FB: Non so se è ancora prepotente, ma sicuramente è strisciante. Sono migliorate alcune cose ma non credo sia abbastanza. Riguardo alle donne c’è poi anche il tema dell’età da tenere in considerazione, che gioca un ruolo escludente molto più forte che tra i maschi. C’è ancora questa idea di fondo che una musicista debba essere anche “attraente” e possibilmente giovane. Molti diranno che non è vero, ma in ambito indipendente le donne più mature fanno fatica a portare avanti il loro discorso artistico, e non mi sembra che lo stesso avvenga per gli uomini. Un po’ come accade nel cinema.

Per la realizzazione del vostro disco avete attinto alla pratica del crowdfunding. Come è stata la risposta degli utenti? 

MR: Di questo si è occupata principalmente Susanna. La risposta è stata ottima, gli utenti ci hanno supportato e hanno avuto la pazienza di aspettare, visto che la pandemia ci ha costretto a tempi più lunghi del previsto. E, da non dimenticare, il prezioso contributo della regione Emilia-Romagna.

Pensate che un disco così potesse avere una genesi diversa, magari attraverso un’etichetta mainstream?

MR: La Tempesta Dischi, l’etichetta per cui usciamo, è sul campo da molti anni, ha un grande seguito, siamo onorate e felici di uscire per loro. Se mai una etichetta mainstream avrebbe potuto crearci dei problemi, non lasciandoci libere di fare il disco come lo volevamo e sottoponendoci a politiche restrittive e ultra-commerciali. 

FB: Personalmente non avevo nessun tipo di aspettativa proprio perché i temi trattati possono risultare scomodi e perché essendo un disco corale esce un po’ dai canoni classici delle uscite discografiche. Diciamocelo, è un’operazione unica nel suo genere, ma spero che possa avere tutta la risonanza mediatica che merita anche senza l’ausilio di una etichetta mainstream.





Adesso che avete realizzato questo validissimo progetto di recupero e di re-interpretazione, pensate di continuare il lavoro del collettivo “Donnacirco”? E se sì, con quale progetto?

EG: Il sogno ora è riuscire a fare un live tutte insieme, condividere il palco, fare qualcosa di bello. Perché questo disco arrivi direttamente alle orecchie ed alla pancia di chi partecipa.

FB: Abbiamo ancora qualche asso nella manica che riguarda questo progetto e lo sveleremo a breve, dopodiché non si può mai sapere. Di certo è stata un’esperienza molto forte per tutte noi.

Riccardo Santangelo





Fotografie : ©Simone Antonelli, ©Michele Stallo, ©Sandro Di Fatta, ©Luca Nicoli, ©Giuseppe Lanno, ©Simon Neganti, ©Francesca Cauli, ©Federica Sangiorgi,  ©Valentina Grilli, ©1974, ©Daniela Zedda, ©Srdja Mirkovich, ©Davide Pedrali, ©Mali Erotico, ©Rudy Filippini

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Concerto di Angela Baraldi
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