Il raffronto tra due cose molto lontane è sempre difficile e rischioso. Se lo si fa tenendo come punto fermo il tempo, cioè per entità entrambi presenti nella stessa contemporaneità, l’esercizio può essere facilitato. Se però i due punti di confronto presi in esame sono lontani nel tempo, esso deve basarsi su criteri che annullano la variabile tempo.

I punti d’inizio

Carlo Boccadoro, compositore e direttore d’orchestra (ma anche studioso e divulgatore versatile) con il suo nuovo libro (“Bach Prince – Vite parallele”, edito da Einaudi nella collana “Stile Libero Vs”) si spinge nel confrontare due compositori che apparentemente non hanno nulla in comune. Le premesse che pone vanno oltre all’atavica voglia italiana della contrapposizione delle fazioni opposte. Lo stesso Boccadoro scrive nella prefazione/avvertenza: “Il presente volumetto invece vorrebbe distaccarsi da questa concezione tipicamente nostrana, non avendo la minima intenzione di contrapporre la musica di Bach a quella di Prince né innescare discussioni tra chi predilige la musica classica a quella soul/funk […]. Entrambi sono vissuti in importanti punti di snodo della storia musicale in cui bisognava fare delle scelte che richiedevano intelligenza e responsabilità storica”. 

Accumunati da varie situazioni

Perciò fissati i termini di comparazione Boccadoro identifica vari aspetti che Bach e Prince hanno in comune. Entrambi hanno scelto di essere “provinciali”: hanno lavorato e creato molta della propria musica in un ambito geografico circoscritto, se non unico. Bach la maggior parte della sua vita l’ha trascorsa tra Weimar, Köthen e Leipzig: un piccolo “fazzoletto” dell’attuale Germania; mentre Prince, dopo i primi trascorsi da rockstar in giro per il mondo, si rifugia a Chanhassen (vicino alla sua città natale Minneapolis), dove comporrà la maggior parte dei suoi pezzi. 

Questo aspetto si lega a un altro fattore che Boccadoro rileva nella similitudine tra loro due: la necessità e la volontà di creare musica in un ambito di solitudine, o per specificare meglio, nel caso di Prince soprattutto, contornato da pochissime persone. Che lo stesso artista statunitense era pronto a mandare via al primo contrasto, tanto da registrare a volte in completo isolamento, suonando tutti gli strumenti.

Altri punti in comune

Nel libro Boccadoro porta alla luce altri punti in comune tra i due musicisti. Entrambi avevano molta libertà di produzione. Bach è stato al servizio di sovrani e imperatori, ma ha avuto sempre piena autonomia nelle sue composizioni. Lo stesso, almeno per il primo periodo, ebbe Prince da parte della Warner Bros., che accettò qualsiasi cosa producesse, fino poi ad arrivare a una tale quantità di pezzi, che la stessa casa discografica decise di darci un taglio.

Un altro aspetto di confronto è quello relativo alla musica come esaltazione della spiritualità. Entrambi hanno avuto un rapporto particolare con il sacro. Per Bach fu l’esaltazione della componente religiosa (in cui si possono ritrovare anche aspetti che con il mistico hanno poco a che fare), mentre nella produzione dell’artista statunitense questo profilo è meno evidente. Ma a ben vedere, come fa notare Boccadoro, accanto a brani impregnati di simboli sessuali, Prince ha sempre accostato tematiche ispirate alla fede. Esaltando così da una parte le gioie terrestri e dall’altre quelle dello spirito.

I due lati del “memento mori”

Tra i tanti aspetti di similitudine che Boccadoro rileva, un ultimo lo si può trovare nella presenza del “memento mori”. Prince è stato una specie di furia nella sua produzione forsennata, fino ad arrivare a comporre un pezzo al giorno. Come se sapesse di avere poco tempo, e il tutto fosse proiettato verso l’ultimo “atto”. Invece nella concezione bachiana si individua un legame meno ossessivo, ma sicuramente legato all’aspetto più luterano del trapasso, che vede la morte come un passaggio a una vita migliore, una trasfigurazione.

Sfida vinta

Se prima di iniziare la lettura di questo libro, pareva azzardata la contrapposizione di due personaggi così lontani, concludendo si può affermare che Boccadoro ha centrato l’obiettivo. Di facile lettura, il volume trova argomenti che possono interessare entrambi i cultori di musica, quelli dediti all’ascolto della classica e quelli più orientati a pop-soul-funky; e magari lo spunto per andare ad ascoltare capolavori “senza tempo” come i “Concerti brandeburghesi”, “Il clavicembalo ben temperato”, la “Passione secondo Matteo” di bachiana scrittura, oppure dischi come “Purple Rain”, “Sign o’ the Times”, “Musicology” dell’artista di Minneapolis.

Riccardo Santangelo

“Bach Prince - Vite parallele”
“Bach Prince - Vite parallele”
“Bach Prince - Vite parallele”
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“Bach Prince - Vite parallele” “Bach Prince - Vite parallele” “Bach Prince - Vite parallele” carlo_boccadoro cover (34)

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