Di Umberto Boccioni, capofila degli artisti futuristi che hanno rivoluzionato i canoni dell’arte italiana nel primo Novecento in seno alle Avanguardie, si sa tutto. O forse no?

Francesco Oppi, direttore del Padiglione d’Arte Giovane e della Cascina del Guado, ha fatto luce su un inedito scorcio meneghino della vita del maestro raccontando un episodio misconosciuto della sua attività artistica.

E’ avvenuto lunedì 22 febbraio durante uno degli Incontri d’arte e cultura che si svolgono ogni lunedì e giovedì in collegamento dalla Cascina del Guado. Alla video conferenza hanno partecipato Claudio Colombo, responsabile dell’archivio storico della Società Umanitaria, la professoressa Paola Signorino, storica e ricercatrice, e Franco Manzoni, critico letterario del Corriere della Sera, che ha condotto il dibattito.





La realizzazione del dipinto “La città che sale” e la prima Esposizione d’Arte Libera

“Nel 2002 – racconta Francesco Oppi – mentre lavoravo al progetto grafico per un volume dedicato alla Società Umanitaria, mi sono imbattuto nella tesi di laurea di Laura Iotti, Futuristi e anarchici, e ho scoperto che Boccioni aveva realizzato presso la Società Umanitaria di Milano La città che sale, uno dei suoi capolavori custoditi al MoMA di New York. Originariamente Boccioni aveva denominato il dipinto Il lavoro perché voleva raffigurare una Milano in trasformazione grazie alla fatica dei lavoratori che la stavano costruendo”. 

Francesco Oppi ha continuato il suo intervento ricordando come la tappa fondamentale della sua ricerca sia avvenuta successivamente, con la proposta dell’Umanitaria di collaborare a un volume dedicato ad Alessandrina Ravizza. “Trovammo a Roma l’invito sottoscritto da Boccioni, Carrà, Mazzucotelli e altri, su carta intestata della Società Umanitaria, a partecipare alla Prima Esposizione d’Arte Libera nei Padiglioni Ricordi… episodio da cui si evincono gli ideali originari che animavano gli artisti futuristi, contestualmente alla definizione formale che Filippo Tommaso Marinetti diede del Futurismo”.





La Società Umanitaria di Prospero Moisè Loria

La professoressa Signorino, interpellata da Franco Manzoni, ha invece messo in luce come proprio agli anni dell’arrivo di Boccioni a Milano risalga una fase di grande sviluppo della Società Umanitaria, secondo gli ideali dettati a fine Ottocento dal suo fondatore, Prospero Moisè Loria, di “mettere i diseredati, senza distinzione, in condizione di rilevarsi da sé medesimi…”. “Non significa fare la carità – chiosa Paola Signorino – ma rappresenta il tentativo di fornire loro gli strumenti per elevarsi socialmente, ad esempio attraverso la formazione professionale e agli interventi di edilizia popolare, coerentemente con il socialismo riformista che si stava affermando a Milano in quegli anni”.





Alessandrina Ravizza e Umberto Boccioni

“Quando ho pensato all’uomo a cui affidare la direzione della Casa di Lavoro dell’Umanitaria… ho pensato a una donna”. Con queste parole di Augusto Osimo, segretario dell’Umanitaria, Claudio Colombo ha rivelato il ruolo fondamentale assunto nel 1906 da Alessandrina Ravizza in una Milano caratterizzata da rilevanti sperequazioni sociali. Questi sono gli anni in cui Boccioni giunse a Milano e proprio presso la nuova sede della Casa di Lavoro dell’Umanitaria, nell’ex monastero francescano di Santa Maria della Pace, “ebbe modo di conoscere e frequentare Alessandrina Ravizza, mentre stava dipingendo La città che sale – come ci rivela Francesco Oppi – probabilmente in un ampio locale al piano terra nei pressi del Chiostro dei Glicini, e di progettare insieme a lei la prima Esposizione d’Arte Libera, di fatto la prima esposizione collettiva dei maestri del Futurismo”. L’innovativa esposizione, inaugurata nel 1911, era aperta a tutti gli artisti che ne condividessero gli ideali, definiti nell’invito che la presentava pubblicamente: “E’ nei nostri propositi di non dar vita a una delle solite esposizioni d’arte ma di dimostrare invece che il senso artistico, ritenuto privilegio di pochi, è innato nella natura umana”. 





L’auspicio che “La città che sale” di Boccioni possa tornare a Milano

La conferenza si è conclusa con l’auspicio di Francesco Oppi che il capolavoro di Boccioni, La città che sale, possa tornare presto a Milano, nel luogo in cui è stato realizzato, presso la sede della Società Umanitaria.

Le ricerche di Francesco Oppi e Paola Signorino sono state raccolte nel saggio pubblicato dalla Società Umanitaria nel volume “Alessandrina Ravizza. La signora dei disperati”, a cura di Giovanna Nuvoli e Claudio Colombo.

Gli Incontri d’arte e cultura della Cascina del Guado si concluderanno giovedì 4 marzo con la video conferenza Facebook dedicata a Philippe Daverio, a cui parteciperanno l’artista Jean Blanchaert e Elena Gregori Daverio.

Marco Antonio Peruffo

Boccioni La città che sale Il lavoro
Invito Esposizione d'Arte Libera
Francesco Oppi
Video conferenza
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